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Elezioni europee e Lega, Sonia Viale potrebbe ostacolare il sogno Ue di Francesco Bruzzone

Al posto dell'attuale assessore alla Sanità, in caso di successo alle urne, l'ipotesi Walter Locatelli, attuale commissario di Alisa

Genova. Nel 2014 era stato l’unico candidato ligure per la lega per circoscrizione Italia Nord Ovest. Nel 2016, alla morte di Gianluca Buonanno, si trovò dietro ad Angelo Ciocca e rimase in consiglio regionale. Nel 2018 Francesco Bruzzone è stato eletto al Senato ma non è un segreto che Bruxelles, anche per il tipo di battaglie che con il Carroccio ha sempre portato avanti, sarebbe per lui il coronamento di una carriera politica di lunghissimo corso.

Il 26 maggio si svolgeranno anche in Italia le elezioni europee e fino a qualche giorno fa sembrava che l’ex presidente presidente del consiglio regionale sarebbe stato il candidato di punta per la Lega in Liguria. Si è però improvvisamente aperto un altro scenario, ovvero, quello che vedrebbe tentare la corsa europea all’attuale vicepresidente della Regione e assessore alla sanità Sonia Viale. Per ora si tratta di rumor non ufficializzati ma l’idea non è peregrina.

A favorirla, oltre alla spinta di una cospicua parte del partito, anche l’introduzione delle quote di genere nella legge elettorale per le europee: i candidati dello stesso sesso in una lista non possono eccedere la metà, con arrotondamento all’unità, e i primi due candidati della lista devono essere di sesso diverso. Questo, nella Lega, porta i vertici del partito alla ricerca di rappresentanti femminili e con un buon bacino di voti (lo stesso meccanismo, per altri motivi, potrebbe favorire l’assessore Gianni Berrino in un elenco in cui Giorgia Meloni sarà sicuramente capolista).

Se Sonia Viale, una delle figure chiave della giunta Toti, dovesse essere eletta a Bruxelles c’è già un nome papabile per ricoprire il suo ruolo, anche in vista delle elezioni regionali dell’anno successivo, ed è quello di Walter Locatelli, attuale commissario straordinario di Alisa, l’agenzia sanitaria regionale, considerato un simbolo impersonificato del metodo “lombardo” di gestione della sanità pubblica che anche la Regione Liguria sembra aver intrapreso da tempo.