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Demolizione della Diga di Begato, ad aprile al via il laboratorio di ascolto con i cittadini del quartiere

A giugno le prime famiglie saranno trasferite in altri alloggi popolari

Genova. Un cronoprogramma serrato per il progetto di rigenerazione urbana del quartiere Diamante, a Begato, in Valpolcevera, che prevede l’abbattimento del complesso di edilizia residenziale pubblica noto come “la diga”, la ricollocazione di circa 400 nuclei familiari in altre case pubbliche e la realizzazione di alcuni appartamenti di nuova concezione e a basso impatto energetico.

In aprile sarà aperto il laboratorio di ascolto e informazione per i cittadini del quartiere, sarà riservata un’attenzione particolare per gli over75 e per chi vive solo. Da Arte assicurano che i traslochi e le spese per le nuove utenze non saranno a carico dei cittadini. I primi nuclei saranno trasferiti nel mese di giugno. A luglio partiranno le prime procedure in vista della demolizione, che scatterà nell’aprile 2020. La ricollocazione di tutti gli inquilini sarà ultimata entro marzo 2020. Da marzo 2021 si inizieranno a costruire una settantina di nuovi edifici residenziali.

“Palazzine massimo di quattro piani, di ispirazione “nordica”, innovativi dal punto di vista energetico”, precisa Girolamo Cotena, amministratore unico di Arte Genova. L’operazione, voluta da Regione Liguria, Comune di Genova e da Arte, l’azienda regionale territoriale per l’edilizia, avrà un costo complessivo di 27 milioni di euro, di cui 11 per la fase di ricollocazione delle famiglie e 7 per l’abbattimento degli edifici, 486 alloggi su un totale di 523. La demolizione sarà meccanica e non con esplosivo.

“Questo progetto – dice il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti – è importante non solo per il miglioramento della vita dei cittadini ma anche per la filosofia di città, i quartieri ghetto concepiti anni fa presentano costi di gestione elevatissimi e qualità della vita bassa, è importante invertire questo trend”. Secondo il sindaco di Genova Marco Bucci “bisogna fare in modo che la gestione dell’edilizia popolare sia fatta in maniera diversa, più integrata con il territorio, sparsa su tutti i quartieri della città, non è escluso che in futuro potremo pensare ad altri quartieri da riprogettare”.