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Consigliere municipale inneggia ai fasci di combattimento, Terrile (Pd): “Bucci intervenga”

D'Onofrio (Lega) eletto nel medio levante definisce gli antifascisti "gli infami nipoti dei banditi" e parla della fascismo come della "storia con la S maiuscola"

Genova. “100 anni fa chi non accettò una vittoria mutilata che offese la patria, decise che fosse necessario unire le forze più dinamiche della società e nacque la più audace, la più originale e la più mediterranea delle idee!”. Lo ha scritto negli scorsi giorni il consigliere municipale leghista del medio levante Igor D’Onofrio, già noto in passato per le sue simpatie di estrema destra, nel giorno dell’anniversario della fondazione dei fasci di combattimento, celebrati qua a là da movimenti e partiti di estrema destra e per i quali sono stati aperti anche fascicoli in diverse Procure d’Italia. In un altro post D’Onofrio attacca gli antifascisti: “Nel giorno dei 100 anni dell’idea, gli infami nipoti dei banditi cercano di rovinare l’anniversario ma ci vuole ben altro che la loro vigliaccheria”. E ancora, a commento del manifesto che sanciva la nascita dei fasci da combattimento, scrive “La Storia, quella con la S maiuscola”.

Contrariamente a quanto accaduto a Savona, con la condanna da parte del sindaco Ilaria Caprioglio per le frasi analoghe della consigliera comunale Saccone, a Genova questi post non hanno provocato la benché minima reazione da parte né del presidente del municipio Francesco Vesco e nemmeno del sindaco Marco Bucci.

Generica

“E’ vergognoso che di fronte a un consigliere municipale che inneggia al fascismo e a Mussolini – commenta il consigliere comunale del Pd Alessandro Terrile – non ci sia stato nessuno che abbia preso le distanze. A Savona il sindaco non solo ha preso le distanze da una consigliera della sua maggioranza ma ha ricordato che l’apologia è reato. Mi aspetterei la stessa reazione da parte del sindaco Bucci e del presidente del Municipio Vesco ma anche da Edoardo Rixi che a Genova è il massimo rappresentante della Lega, partito a cui D’Onofrio è iscritto”. Per Terrile “un rappresentante delle istituzioni democratiche eletto dai cittadini che non si riconosce nei valori della Costituzione dovrebbe dimettersi o essere chiamato a farlo”.