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Alluvione 2011, oggi la sentenza della Cassazione: per l’ex sindaco Vincenzi potrebbero aprirsi le porte del carcere

Ma gli scenari sono molteplici e complessi anche grazie agli errori commessi nella sentenza d'appello

Genova. Arriverà probabilmente nella serata o nella nottata di oggi la sentenza della Corte di cassazione sull’alluvione 2011 che costò la vita a sei donne. E per quella tragedia, se la pena verrà confermata, per l’ex sindaco di Genova Marta Vincenzi già giovedì o al massimo venerdì si potrebbero aprire le porte del carcere.

I condizionali sono d’obbligo per diverse ragioni. L’udienza, alla presenza dei parenti delle sei vittime (Shpresa Djala e le figlie Gianissa e Gioia, Angela Chiaramonte, Evelina Pietranera e Serena Costa) che saranno a Roma insieme ai loro avvocati (Emanuele Olcese, Nicola Scodnik, Giovanni Ricco, Maurizio e Andrea Tonnarelli, Giampaolo La Cognata e Lorenza Rosso) si terrà in mattinata. Poi la camera di consiglio il cui esito è del tutto incerto con scenari difficilmente prevedibili, complicati dall’errore grave commesso dai giudici della Corte d’appello di genova che lo scorso anno confermano la sentenza per la Vincenzi avevano invece calcolato male (al ribasso) le pene per due dei coimputati (l’ex assessore alla protezione civile Francesco Scidone e il dirigente comunale Gianfranco Delponte).

Le condanne in appello
Oltre a confermare la condanna a cinque anni per l’ex sindaco Marta Vincenzi erano stati condannati Scidone a 2 anni e 10 mesi (quattro anni e nove mesi in primo grado), a 2 anni e nove mesi Delponte (che in primo grado aveva avuto quattro anni e cinque mesi), a 4 anni e 4 mesi Pierpaolo Cha (un anno e quattro mesi in primo grado) e 2 anni e 10 mesi a Sandro Gambelli (un anno in primo grado). Le accuse nei loro confronti sono di omicidio e disastro colposo e falso per il verbale dell’esondazione falsificato. Sono stati assolti per il reato di calunnia. Condannato a otto mesi l’ex coordinatore dei volontari di protezione civile Roberto Gabutti che era accusato solo di falso e calunnia e era stato assolto in primo grado.

Gli scenari possibili
La Cassazione potrebbe confermare la sentenza di appello ad eccezione del cosiddetto ‘errore materiale’ sulle condanne di Scidone e Delponte ricalcolando lei la pena. Potrebbe confermare la condanna della Vincenzi e le altre condanne non contestate e poi rinviare alla corte di appello di Genova per un ricalcolo della condanna di Scidone e Delponte rispetto al reato di falso. Tenendo conto che il falso si prescrive il prossimo maggio a questo punto l’ex assessore Scidone sarebbe certo di non finire in carcere. Terzo scenario: la Corte potrebbe rinviare tutta la sentenza a una nuova pronuncia della corte d’appello: questo se la Cassazione ritenesse non sufficientemente motivate le condanne da parte della corte di appello genovese. Quarto: per assurdo e nonostante le condanne in primo grado e in appello, gli ermellini potrebbero assolvere tutti per tutto oppure solo per il falso o solo per il disastro colposo.

I risarcimenti
Per vedere confermati i risarcimenti, i parenti delle vittime devono attendere la conferma di almeno uno dei dipendenti comunali condannati in primo grado e/o della condanna dello stesso comune di Genova come responsabile civile. In primo grado e in appello, i parenti delle vittime hanno ottenuto provvisionali pari a 4 milioni e mezzo complessivi, ma speravano che il Comune di Genova la cui assicurazione era stata da sempre restia a pagare, dopo gli ultimi incontri, avrebbe finalmente chiuso la vicenda con la conseguenza che le parti civili sarebbero uscite dal processo prima della sentenza della Cassazione. Ora, a meno di sentenze davvero improbabili, non solo imputati e Tursi dovranno anche parare le spese del terzo grado di giudizio, ma anche saldare il conto finale. A questo punto la strada è ormai nota: dopo la sentenza occorre attendere i 120 giorni canonici dati alle amministrazioni pubbliche per saldare i debiti, poi gli avvocati potranno procedere alle richieste di pagamento/pignoramento, A questo punto o Tursi finalmente si deciderà a pagare o dovrà affrontare costose cause civili supportate dalle sentenze di condanna in via definitiva.

Il carcere
Se verrà confermata la condanna a 5 anni Marta Vincenzi potrebbe davvero finire in carcere, almeno per qualche tempo. Anche qui le interpretazioni sono diverse: secondo alcuni avendo compiuto 70 anni grazie alla legge salva-Previti potrebbe prima dell’esecuzione della misura già chiedere la pena alternativa dei domiciliari, secondo altri il passaggio nel carcere di Pontedecimo è obbligatorio e solo da lì il suo legale Stefano Savi potrà richiedere una misura alternativa. Chi conosce bene l’ex sindaco lascia nel frattempo intendere che è pronta, per quanto ovviamente turbata, ad affrontare il carcere se così sarà deciso almeno per un po’. A questo punto non resta che attendere una sentenza che potrebbe essere la prima in questo senso.
Se fosse assolta per il falso la pena scenderebbe sotto i 4 anni per cui eviterebbe il carcere, cosa che potrebbe accadere facilmente a Scidone e Delponte: in entrambi i casi se la Cassazione decidesse per il rinvio alla corte d’appello il reato si prescriverebbe nel frattempo consentendo a entrambi di evitare il carcere.