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Accoglienza migranti, Arci e Coopsse escono dal sistema dei Cas: “Non siamo albergatori”

Nel decreto Salvini e nei nuovi bandi della Prefettura mancano risorse per l'integrazione e viene abbandonato sistema di accoglienza diffusa

Genova. L’Arci e la cooperativa sociale Coopsse hanno deciso di uscire dal sistema Cas (centri di accoglienza straordinaria), rinunciando a partecipare al bando di manifestazione di interesse della Prefettura per la gestione dei servizi di accoglienza rivolti ai cittadini richiedenti protezione internazionale. Il perché lo chiariscono in due note distinte ma dai toni molti simili: in pratica, le nuove regole imposte della legge Salvini non prevedono più risorse per l’inserimento sociale e un reale percorso di integrazione.

“Non siamo albergatori” spiega in un comunicato Arci Genova. “Dal primo aprile non saremo più parte di un sistema di accoglienza che sta perdendo i requisiti minimi di umanità – dice l’Arci – La nostra idea di accoglienza è un’altra e passa per il riconoscimento dei diritti l’inserimento, l’integrazione, l’inclusione sociale; tutti obiettivi che questo bando esclude. Proviamo con fatica e sofferenza a mantenere la nostra identità e la nostra coerenza tenendo assieme i diritti e la dignità nostra dei rifugiati, degli operatori sociali”. In questi anni l’Arci aveva ospitato nell’ambito del sistema Cas fino a un massino di 29 persone.

Numeri simili per la Coopsse che fino ad ora in quattro appartamenti aveva gestito un massino di 30 persone che spiega come “con il Decreto Salvini e le nuove modalità di affidamento il sistema di accoglienza non permetterà più la realizzazione di percorsi di cittadinanza, di integrazione e attivazione sociale nonché l’adeguata qualità degli interventi”. I nuovi bandi – spiega la Coopsse – sono “tesi a incentivare la concentrazione in grossi centri” cancellando di fatto un sistema che “ha permesso ai richiedenti asilo di frequentare corsi di alfabetizzazione, terminare con il diploma la III media, frequentare istituti scolastici superiori e corsi professionali, inserirsi nel mondo del lavoro ed avere assistenza sanitaria: un sistema improntato all’accoglienza diffusa come modello virtuoso per una reale integrazione”.

La Coopsse oltre a valutare “eventuali iniziative di autotutela legale in merito alle modalità di costruzione del bando”, “non intende – spiega la nota – diventare strumento di discriminazione e di negazione dei diritti”. Tanto l’Arci quando la Coopsse chiariscono che proseguiranno le loro attività nell’ambito dei progetti Sprar “n tutti quei progetti dove sarà possibile lavorare per l’integrazione.