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Rincorsa Regionali, aprile 2020: su il nuovo ponte e giù la Diga di Begato. Operazione da 18 milioni

Notizia arrivata durante il consiglio regionale nonostante l'annullamento della conferenza stampa con il Comune prevista per oggi

Genova. L’annuncio è arrivato direttamente dalla buvette del consiglio regionale: la famosa ‘Diga’ di Begato nel 2020 sarò demolita per far posto a un progetto di rigenerazione urbana del quartiere. 42 mesi si lavori, per 18 milioni di spesa direttamente attinti dalla “cassa” di Regione Liguria.

Un progetto dall’alto valore simbolico e mediatico, che fra un anno si accosterà alla costruzione del nuovo viadotto Polcevera, che sarà già in fase avanzata (il 15 aprile 2020, secondo il cronoprogramma dotrebbe addirittura essere percorribile), e potrebbe garantire un repertorio d’immagine molto importante per la rincorsa elettorale delle Regionali, previste per la primavera del 2020.

La notizia, peraltro, è arrivata direttamente per voce dello stesso governatore Giovanni Toti, anche se già circolata nelle scorse ore su alcuni media, dopo l’annullamento della conferenza stampa causa assenza, per impegni istituzionali, di Marco Bucci, direttamente interessato alla questione in qualità di sindaco. Un’idea che già durante la compagna elettorale per le amministrative del 2017 era stata accarezzata durante i sopralluoghi con l’attuale vice premier Salvini.

La tesi principale sposata dalla giunta regionale è che un’operazione del genere permetterebbe di risparmiare diverse decine di milioni di manutenzioni: in poche parole, oggi, costa più mettere in sicurezza che demolire e ricostruire da zero, o quasi.

“Un recupero della struttura è, tecnicamente, quasi impossibile – sottolinea Girolamo Cotena, amministratore unico di Arte – perché si tratta di strutture costruite nel 1985 in pochissimo tempo, con una prefabbricazione industriale talmente spinta che venivano direttamente annegati nella struttura del palazzo i tubi degli impianti di riscaldamento e di quelli elettrici. E poi ci sono anche quelli di sicurezza – prosegue – perché, ad esempio sull’antincendio, continuiamo a mettere l’edificio a norma ma tra furti e atti vandalici, si vengono a creare situazioni che preoccupano”.

La demolizione vera e propria delle Dighe (quella rossa e quella bianca) prenderà il via ad aprile del 2020 e durerà 14 mesi, con abbattimento di 486 appartamenti. Per il progetto complessivo sono previsti 42 mesi. Il costo dell’operazione ammonta a circa 18 milioni, di cui 11 per la fase di ricollocazione, mediante il recupero di 440 alloggi sfitti e circa 7 milioni per le attività di demolizione.

“Con questo progetto potremo avere alloggi in mezzo al verde – spiega l’assessore all’edilizia di Regione Liguria Marco Scajola – che permetteranno di vedere Genova come una delle prime città, a livello nazionale, ad avere una nuova urbanistica”. Per intervenire con le manutenzioni ordinarie e straordinarie, infatti, servirebbero circa 35 milioni di euro per i prossimi 15 anni mentre: “Con un intervento radicale potremo fare un grandissimo lavoro con molti meno soldi. Utilizzeremo risorse regionali, risorse del Comune e del Ministero, destinate all’edilizia popolare”.

“Secondo lo studio che abbiamo fatti la demolizione sarà parziale ma riguarderà il 90% della struttura, pensiamo che si possano recuperare una quarantina di alloggi, nella parte ancorata alla collina. Qui pensiamo di riqualificare la valle con edifici di edilizia pubblica sul modello dei palazzi dell’Europa del Nord. Palazzi di 3 o 4 piani, innovativi, ecosostenibili, con bassi consumi di energia. Un grosso vantaggio che avranno gli inquilini sarà che spenderanno molto meno in fatto di consumi.

Il problema resta, però, quello delle famiglie che abitano all’interno di questi alloggi e, per questo motivo, il primo passo sarà quello della costituzione di un laboratorio di ascolto con i residenti, per fare un percorso partecipato, assieme ai cittadini. Le 400 famiglie che abitano negli edifici la diga bianca è quella rossa, dovranno, infatti, trovare una nuova collocazione.

“Oggi la diga conta 403 alloggi – sottolinea Catena – e pensiamo di recuperarne 440 sfitti sulla città. Stiamo discutendo con il comune le procedure per la mobilità, che dovrà tenere conto di alcune categorie, come quella delle famiglie con anziani e disabili, che avranno priorità di scelta. Daremo, inoltre, la possibilità a chi lo chiederà, di restare nel quartiere di Begato. Per chi vuole spostarsi, invece, pensiamo a Sestri Ponente, Quarto, Molassana”.

“Abbiamo deciso di dare un segnale importante, il quartiere di Begato verrà demolito e ricostruito e le famiglie che vi abitano verranno ricollocate in case di alta qualità nel tessuto urbano. Credo sia un modo per reinterpretare l’edilizia pubblica in modo moderno e non con i ghetti pensati negli anni ‘70”. Il presidente della Regine Liguria, Giovanni Toti, riassume in questo modo il progetto per la rigenerazione urbana.