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Ponte Morandi, i lavoratori della Giugiaro al governo: “Non lasciateci soli”

Striscione al passaggio del premier Conte, poi l'incontro con Toninelli

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Genova. C’è anche questo nel crollo del Ponte Morandi di Genova. Oltre alle vittime, agli sfollati, alla demolizione e alla ricostruzione, a chi lavora sodo e alle passerelle politiche, ci sono anche i lavoratori della Giugiaro di Bolzaneto.

“La ditta ha deciso di chiudere, sulla carta per colpa delle conseguenze
del Ponte, in realtà era già da ben prima che la ditta si organizzava
per il trasferimento nella sede di Verona” ricorda Ivano Mortola, Fiom Cgil.

E i lavoratori raccontano: “Da quando a maggio del 2018 è stato aperto il capannone a Verona abbiamo visto portar via pian piano materiali, macchinari e infine anche commesse, ma ogni volta che abbiamo chiesto spiegazioni siamo sempre stati rassicurati che non c’era nulla di cui preoccuparsi”. Questo ancora tre settimane fa. Poi lunedi l’avvio della procedura di licenziamento collettivo per 32 dipendenti, tutti, a causa della chiusura della sede genovese.

“Ci siamo sentiti presi in giro e non ha senso leggere che c’entra il ponte Morandi che seppur qualche difficolta logistica la può aver creata, c’era tempo e modo di trovare magari un capannone più piccolo e meno costoso dove trasferirsi”. Negli ultimi anni infatti i lavoratori genovesi sono calati da 61 a 31 “e non sono stati sostituiti”

Questa mattina, in sciopero, i lavoratori hanno portato uno striscione in prossimità del Ponte per ricordare che Genova deve subire anche questo: oltre il danno, la beffa. A fine mattina i lavoratori hanno incontrato il Ministro Toninelli al quale è stata illustrata la vertenza Giugiaro e al quale hanno lanciato un accorato appello di non essere
lasciati soli.