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Ponte Morandi, alle 11e36 sui cantieri della demolizione scende il silenzio. Il rito delle 43 rose per ricordare le vittime

Per la prima volta la commemorazione ha come scenario il ponte parzialmente smontato

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Genova. Le note di una campana tibetana, una preghiera, alcune persone che si salutano e si sorridono, la commozione e quelle 43 rose che, ancora una volta, come ogni 14 del mese, saranno gettate nel torrente Polcevera per ricordare le vittime di ponte Morandi. Una cerimonia sobria, sempre uguale a se stessa, come succede con i riti, alla quale – magari – partecipano sempre meno persone, ma che viene portata avanti da chi, invece, sente ancora la necessità di un momento collettivo di memoria. Negli stessi istanti, dai cantieri della demolizione, un minuto di silenzio, ha interrotto il lavorio degli operai.

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Anche questa mattina, alle 11e36, la commemorazione di chi ha perso la vita nel disastro. Mentre lo sfondo – sia sul lato est sia su quello ovest del viadotto – muta: in via Fillak, dal ponte di ferro, sono stati smontati i gazebo, restano i militari ma ora si vedono anche i lavoratori e i cantieri delle torri che metteranno al sicuro la pila 10 e la 11. Da agosto a oggi le foglie degli alberi della strada sono ingiallite, cadute e si sono coperte di neve, hanno dato nuovi germogli e aiutano a scandire il tempo che passa.

Sul fronte ovest, da quel “ponte delle rattelle” – una passerella pedonale sconosciuta ai più fino a qualche mese fa – lo scenario è cambiato molto di più. Tra la pila 7 e la 8 manca la trave fatta calare la scorsa settimana. Il prossimo mese, al settimo triste appuntamento, anche il tampone 7 sarà – in teoria – smontato.

Alla commemorazioni erano presenti anche il vicesindaco Stefano Balleari e il presidente di municipio Valpolcevera Federico Romeo.