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Lirica for dummies: il “Simon Boccanegra”, primo doge di Genova al Teatro Carlo Felice

Guida all'opera di Giuseppe Verdi in scena dal 15 al 19 febbraio

Genova. Da corsaro a primo doge di Genova. La storia di Simon Boccanegra è diventata un’opera lirica di Giuseppe Verdi, tratta dal dramma Simòn Bocanegra di Antonio Garcìa Gutiérrez. Il titolo è riproposto dal Teatro Carlo Felice dal 15 al 19 febbraio (15/2 ore 20; 16/2 ore 15.30; 17/2 ore 15.30; 19/2 ore 20). L’allestimento è del Teatro Mariinskij di San Pietroburgo.

La prima versione (1857) fu un flop, ma la revisione musicale e del libretto originario di Francesco Maria Piave (1881) attuata dallo stesso Verdi con Arrigo Boito (che preferì restare anonimo), riuscì a ottenere un discreto successo. Per la consacrazione internazionale occorrerà però attendere il 1932 con la rappresentazione a New York.

La trama

Non aspettatevi storie d’amore appassionate, qui si parla di potere, di lotte tra aristrocratici e plebei, di intrighi e congiure. Un po’ – concedeteci una battuta – quello che è accaduto anche in consiglio comunale non troppi mesi fa. La trama quindi è un po’ complicata. Proviamo a fare chiarezza.

Il prologo è ambientato nel 1339. Il partito plebeo e quello aristocratico, sono in lotta per il trono dogale. I plebei, capeggiati da Paolo Albiani, sostengono Simon Boccanegra, mentre gli artistocratici sono legati a Jacopo Fiesco. In realtà Simon accetta la candidatura perché innamorato di Maria, figlia dello stesso Fiesco. Boccanegra immagina che, una volta doge, nessuno potrà negare le sue nozze. Maria però muore proprio mentre si giunge all’acclamazione di Simon Boccanegra, inoltre la figlia dei due amanti, si scopre essere scomparsa.

Con Simon Boccanegra al potere, Fiesco cerca di sfuggire alla vendetta, vivendo in una sorta di esilio sotto il nome di Andrea Grimaldi. Non è l’unico ad avere un nome falso: la bambina che ha trovato in un convento si chiama Amelia, come la figlia morta dei Grimaldi (spoiler: in realtà si tratta della figlia di Simon e della defunta Maria).

In 25 anni la bambina si è fatta donna e ama, corrisposta, un giovane patrizio: Gabriele Adorno. Lui è l’unico a conoscere l’identità di Fiesco/Grimaldi ed è pronto a cospirare contro il doge.

Simone scopre nel primo atto che Amelia in realtà è sua figlia, ma non immagina che proprio il suo sostenitore Paolo Albiani, sta per tradirlo: Paolo vorrebbe sposare Amelia e vuole vendicarsi perché il doge gli ha ordinato di rinunciarvi, ma dietro c’è anche l’ambizione: la fa rapire. Amelia però riesce a liberarsi e una prima resa dei conti avviene nel palazzo degli Abati, con Simon Boccanegra che deve anche rintuzzare una rivolta di piazza scatenata tra le due fazioni contrapposte.

Paolo, ormai scoperto, riesce però a cospirare contro Simone, versando del veleno nella sua tazza e instillando in Adorno l’idea che Simone abbia delle attenzioni particolari per Amelia. Anche questo intrigo viene risolto dalla rivelazione che Simone è il padre di Amelia, ma la fine è vicina: i ribelli vengono graziati dal doge, mentre Paolo è condannato a morte, ma il veleno ucciderà lentamente Simon Boccanegra, che farà in tempo solo a rivelare a Fiesco, ormai riconosciuto, che Amelia è sua nipote. Gabriele diventa il nuovo doge di Genova.

Curiosità: i ruoli vocali

Nella lirica solitamente il protagonista, nonché l’eroe romantico è il tenore, in questo caso abbiamo un baritono (Simon Boccanegra), cioè la voce intermedia tra basso e tenore (più acuto). L’antagonista è il basso (Jacopo Fiesco). L’opera ha una sola voce femminile protagonista, Amelia (soprano), che non è l’amante, ma la figlia e nipote dei due. Il tenore è invece Gabriele (il 15 e il 17 febbraio sarà il genovese Francesco Meli a interpretarlo).

I punti chiave

Forse, a decretare la minor fortuna del Simon Boccanegra, inizialmente, fu anche l’assenza di arie significative entrate nel repertorio “popolare”. Proprio nel prologo segnaliamo quella di Fiesco: “A te l’estremo addio, palagio altero“, qui in una versione dell’orchestra sinfonica di Savona.

Particolarmente intenso il “Plebe, patrizi, popolo“, il discorso di Boccanegra che invoca la pace per tutti nel primo atto. Youtube ci regala il baritono Piero Cappuccilli diretto da Claudio Abbado in un allestimento diretto da Strehler

Durata

Lo spettacolo è diviso in due parti: prologo – atto I (1 ora e 25 minuti) e atti II e III (55 minuti), inframmezzati da un intervallo di 25 minuti. Totale 2 ore e 45 minuti circa