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Larissa Watson, l’artista dello “scrocco” che prese il largo a Portofino su uno yacht (non suo) assolta per il tentato furto

Rinomata gallerista di Belfast, denunciata per aver lasciato conti non pagati in alberghi, ristoranti, centri estetici in un'estate folle e tuttora inspiegabile

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Genova. Artista quotata, fascino creativo, direttrice di una galleria nel cuore di Belfast, Larissa Watson, bionda 51enne nordirlandese, in un’estate è diventata (quasi) una truffatrice patentata, su e giù per l’Europa. Perché, non si sa. In Liguria era salita agli onori della cronaca perché a Portofino, dove si era recata per dipingere alcune vedute, a un certo punto era salita su uno yacht del valore di 150 mila euro, l’aveva messo in moto e aveva preso il largo. Così. Dal nulla.

Il colpo di scena di una vicenda fatta di notti non pagate in albergo (da Milano a Reggio Calabria), cene a scrocco nei ristoranti di Ventimiglia, trattamenti con fuga da centri estetici e una serie imprecisata di soggiorni a scrocco presso sconosciuti che lei stessa riusciva a convincere a darle cibo, magari denaro, vestiti e un letto su cui dormire, è arrivata oggi in tribunale a Genova.

Larissa Watson, questo il nome della camaleontica protagonista di queste e probabilmente altre vicende, è stata assolta dall’accusa di tentato furto. Difesa dall’avvocato Salvatore Bottiglieri, è riuscita a dimostrare che, in realtà, voleva solo farsi un giro. A scorgerla e lanciare l’allarme era stato uno degli ormeggiatori che non riconoscendola come membro dell’equipaggio aveva avvertito carabinieri e capitaneria di porto. Lei, dopo un’iniziale resistenza alle forze dell’ordine, si era calmata.

Generica

Su di lei pendono comunque le denunce per i conti non saldati tra alberghi, spa e ristoranti di lusso. L’estate scorsa i familiari di Larissa ne avevano denunciato la scomparsa. Lei, rintracciata proprio a causa dell’episodio dello yacht, aveva rifiutato il rimpatrio e il ritorno alla sua famiglia di quattro figli. Dopo aver trascorso una notte in cella, si era allontanata solo con una fotocopia del passaporto e pochi euro. Una nota curiosa, il padre della donna è un docente di criminologia.