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La Genova che accoglie dice “arrivederci” a Prince Jerry, Don Giacomo: “Abbiamo tanto da farci perdonare” fotogallery

Chiesa piena all'Annunziata, dove è arrivata anche la sorella del 25enne che si è tolto la vita dopo che gli era stato negato il permesso di soggiorno

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Genova. Qualcuno lascia un fiore accanto alla bara di Prince Jerry poco prima dell’inizio della cerimonia funebre. La chiesa è piena: ci sono i ragazzi di Coronata, gli amici di Prince e gli operatori. E ci sono i genovesi comuni. Il comune di Genova ha mandato il consigliere delegato Baroni, con fascia tricolore, a rappresentare l’amministrazione. C’è tutto in mondo del volontariato a portare l’ultimo saluto  e rappresentanze della Fiom e della Cgil. Tutti in silenzio, come richiesto per rispetto a questa tragedia che ne riassume infinite altre.

Funerali Prince Jerry

“Abbiamo tanto da chiedere perdono” ha esordito Don Giacomo Martino in una messa che viene celebrata in parte in inglese perché dalla Spagna è arrivata la sorella di Jerry.

“Prince Jerry era un ragazzo che aveva dei sogni e aveva cominciato a realizzarli, anzitutto scappando da casa e proteggendo la sua famiglia da una setta religiosa”. ha ricordato Don Giacomo prima dell’inizio della cerimonia,

“Jerry era un giovane con una bella cultura, con tratti molto gentili: gli operatori di dicevano che era uno che rompeva sempre le scatole ma sapeva far pace , sapeva sempre farsi voler bene”. Il suo volto sorridente con i libri in mano i genovesi e gli italiani non lo scorderanno facilmente, ma dietro quel volto si nascondeva il terrore che i suoi sogni potessero essere spezzati. Quando questo è avvenuto ha deciso di farla finita gettandosi sotto un treno alla stazione di Tortona. “Quel giorno ha mandato un ultimo messaggio a un volontario ‘Scusa Sergio’ poi il suo telefono ha smesso di squillare”.

Ma se noi italiani, noi europei troppo spesso “vediamo le guerre e le tragedie, le morti come un insieme di numeri sa valutare con un certo distacco, in questo senso la morte di Prince non è stata invano perché lui ci ha detto in qualche modo che era una persona: abbiamo imparato il suo nome, abbiamo visto il suo volto e oggi possiamo veramente salutare con un nome e con un arrivederci”

Don Giacomo ha concluso la messa dicendo: “Genova ti ama” e un lungo applauso ha accompagnato l’uscita della bara dalla chiesa. Sono seguito momenti di forte commozione, con decine di amici assiepati dietro al carro funebre per porgere, tra le lacrime, l’ultimo saluto. E poi via, ancora in viaggio. L’ultimo.