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La bella addormentata pattinata sul ghiaccio al Teatro Carlo Felice, perché andarla a vedere fotogallery

Siamo andati a vedere lo spettacolo in scena sino a domenica 3 febbraio

Genova. La bella addormentata di Pëtr Il’ič Čajkovskij chiude il trittico dedicato al compositore russo in cartellone al Teatro Carlo Felice. Dopo lo Schiaccianoci e il Lago dei cigni, ecco una versione molto originale, danzata sulle lame dei pattini dalla Compagnia di balletto sul ghiaccio di San Pietroburgo, che ha dato vita a uno spettacolo godibilissimo, arricchito da costumi sfarzosi (in alcuni casi, come il re e la regina, sin troppo) e una scenografia semplice ma efficace.

Lo spettacolo si può vedere sino a domenica 3 febbraio (sabato 2 doppia replica 15.30 e 20, domenica alle 15.30).

La storia è quella della fiaba. La malvagia fata Carabosse, non invitata al battesimo della principessa Aurora, per vendicarsi getta una maledizione: al sedicesimo anno di età, la principessa morirà pungendosi con un fuso. La fata dei Lillà, non avendo ancora fatto il suo regalo, decide di modificare la maledizione: alla puntura non morirà, ma sprofonderà solamente in un lunghissimo sonno, che coinvolgerà tutta la corte e che avrà fine solamente grazie al bacio di un giovane principe. Nonostante i fusi vengano banditi dal regno, la maledizione puntualmente si realizza proprio per l’intervento di Carabosse. Il palazzo si ricopre di rovi, ma proprio grazie al principe Desiré e al suo bacio la corte si risveglia e si festeggia alla grande, con l’arrivo anche di alcuni personaggi delle fiabe di Perrault.

Ecco i motivi per andarlo a vedere:

Primo motivo – Il dinamismo

Essendo un balletto pattinato, diventa molto facile essere conquistati dal dinamismo in scena, soprattutto nelle fasi in cui sono molti a danzare. Non è facile muoversi coi pattini in uno spazio ristretto come può essere un palco teatrale, ma i danzatori sul ghiaccio lo fanno con una sincronia evidentemente molto rodata (salvo qualche leggerissima eccezione) da allenamenti e esperienza. Piacevole e ben studiato il ballo di Aurora con i quattro pretendenti nel primo atto.

Secondo motivo – Carabosse

Il ruolo del cattivo richiede una maggiore incisività, certo non leggiadria, ma anche chi non è avvezzo a vedere il pattinaggio sul ghiaccio durante le Olimpiadi invernali o i vari campionati d’Europa-del mondo, può intuire che la pattinata di colui (sì il ruolo è tradizionalmente di un uomo) che interpreta Carabosse, è una spanna sopra gli altri (sono in tre ad alternarsi: Viacheslav Vodopianov, Iurii Pototckii e Daniil Pushkarev). Anche dal punto di vista tecnico la coreografia richiede salti in spaccata, butterfly, trottole basse. Movimenti non semplici soprattutto se si indossa un gonnellone.

Terzo motivo – Le variazioni dell’ultimo atto

Qui gli amanti del pattinaggio possono vedere qualcosa in più dal punto di vista tecnico: trottole combinate, sollevamenti sopra le spalle, spirali della morte (quando l’uomo gira su se stesso, facendo compiere alla donna dei giri antiorari tenendola per un braccio, con lei praticamente sdraiata a pochi centimetri da terra). Particolarmente apprezzata la performance del Gatto con gli stivali (Iurii Pototckii/Sergei Golodnev) e della Gatta bianca (Aleksandra Igolkina/Evgeniia Cherpakova).

Il punto debole

Difficile indicare il punto debole, forse possiamo trovarlo proprio nella formula: gli amanti del balletto soffriranno a non vedere i classici passi e i virtuosismi tipici di questo titolo, mentre gli amanti del pattinaggio magari si potrebbero aspettare di più di un salto lanciato o trottole non velocissime, ma qui siamo in un teatro, non in una gara per impressionare i giudici.