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Inter-Sampdoria, il 4-4 del ’71/72… io c’ero

Una delle partite più pirotecniche della storia del Doria

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Milano. Presentare la sfida di San Siro, con l’Inter ed accendere un flashback datato quarantasette anni fa , è un tutt’uno… Mi rivedo ragazzino, seduto sul freddo cemento dei gradoni del vecchio Meazza (siamo nel gennaio del ’72) ad aspettare che l’arbitro Riccardo Lattanzi dia il via alle ostilità, fra i nerazzurri ed i doriani, con un giornale sportivo fra le mani (poi usato come cuscino, per attenuare il gelo), a leggere le formazioni, per cercare di individuare i numeri (strettamente dall’uno all’undici) sulla schiena dei giocatori…

Gli uomini del mister interista Giovanni Invernizzi (soprannominato “Robiolina”, omonimo, ma non parente dell’Invernizzi, che con Vialli e Mancini vincerà lo scudetto con la Samp nel 90/91) sono questi: Bordon, Bellugi, Facchetti, Bedin, Giubertoni, Burgnich, Pellizzaro, Bertini, Boninsegna, Mazzola, Corso.

Mentre quelli scelti da Heriberto Herrera (detto HH2, fautore del credo calcistico del “movimiento”, basato su pressing ed assenza di posizioni fisse sul campo) sono in completa tenuta bianca (con un po’ di delusione in chi, come me, si aspettava il blucerchiato)…

Eccoli: Battara, Santin, Sabatini, Boni, Negrisolo, Lippi, Casone, Lodetti, Cristin, Suarez, Fotia.

L’emozione della prima volta a San Siro, è quasi pari al timore di dover tornare a casa, con le pive nel sacco… il giornale che sfoglio, ricorda che l’anno prima è finita 3-1 (doppietta di Boninsegna e rete di Mazzola, solo parzialmente attenuati da un rigore, realizzato da Suarez)…

Cosicché, dopo mezz’ora di “patimento”, balzare in piedi e gridare “goal”, è la cosa più bella del mondo, per un ragazzino, che ha visto il teenager Loris Boni, da pochi mesi prelevato in Serie C, dalla Solbiatese, liberarsi del “nazionale” Mario Bertini (uno degli eroi di Mexico ’70) ed infilare, all’incrocio dei pali, la palla dello 0-1 esterno, solo sfiorata da Ivano Bordon.

Ma poco prima dell’intervallo, un pallone scagliato in area da Sandro Mazzola, incoccia in un braccio di Nello Santin e Roberto Boninsegna non si fa troppo pregare, per spiazzare Pietro Battara e mandare le squadre negli spogliatoi sul risultato di parità (1-1).

La delusione aumenta, quando dopo una decina di minuti del secondo tempo, dapprima Mario Corso infila il portiere della Samp, col suo magico sinistro (qualche blasfemo lo chiamava all’epoca “Piede sinistro di Dio”, altri più semplicemente “Mandrake”) e poi Lattanzi concede un altro penalty a “Bonimba”, che porta l’Inter sul 3-1…

Già mi vedo mogio mogio sul treno per Genova… quando Santin si riscatta… Riceve, al limite area, una palla da “Basleta” Lodetti, evita l’intervento di Tarcisio Burgnich ed accorcia le distanze, con un missile “terra/aria” (3-2).

Boninsegna, tuttavia, tre minuti dopo, lanciato da Gianfranco Bedin (una vita da mediano) si libera in area dello stesso Santin e ristabilisce le distanze (4-2 per i nerazzurri)…

Mancano venticinque minuti alla fine, ma chi ci crede più? Invece il libero dai piedi buoni, il “Paul Newman” blucerchiato, Marcello Lippi, si spinge all’arrembaggio, in area avversaria, raccoglie un rimpallo e con un sinistro rasoterra fulmina Bordon… ora si può sperare nel “miracolo a San Siro“…

Ci pensa “Nordhalino” Cristin, il cui tiro è respinto da un braccio di Giacinto Facchetti, a consentire all’ex di turno, Luisito Suarez, di piazzare sul dischetto la palla (che a me, sugli spalti, sembrava di quelle “medicinali”, tanto pesava) del 4-4…

Un’apoteosi… chi lo dimentica più? Io c’ero…

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