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Il San Valentino amaro di Genova a 6 mesi dal crollo di Ponte Morandi, tra i tempi (rapidi) della ricostruzione e quelli (meno) dell’inchiesta

Facciamo il punto sui vari fronti legati al post tragedia: l'impressione, anche mediatica, è che nei cantieri e in procura si viaggi - per forza di cose - a due velocità

Genova. Uno dei simboli del giorno di San Valentino è un cuore trafitto da una freccia. Questo 14 febbraio, a 6 mesi esatti dal crollo di ponte Morandi, per i genovesi non sarà un San Valentino qualsiasi. Il cuore trafitto è quello di un’intera città. Con una ferita che si rimarginerà ma che, per adesso, sanguina ancora. Per alcuni più che per altri.

Così anche se è fisiologico che domani, alle 11e36 in punto – sotto al ponte di ferro di via Fillak – probabilmente ci saranno ancora meno persone rispetto a un mese alla commemorazione che al 14 di ogni mese le associazioni e i comitati portano in piazza, nessuno sta dimenticando. Anche se la situazione della viabilità cittadina è migliorata. Anche se gli sfollati hanno nuove case e soldi sui conto correnti. Anche se alcune imprese sono tornate a operare a pieno regime (ma altre chiudono i battenti per sempre). Genova, sei mesi dopo il disastro, ha un occhio rivolto al passato recente ma l’altro, decisamente, rivolto al futuro.

Sul fronte della ricostruzione, oggi il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli – in piena bufera no tav sì tav – ha dichiarato che da Autostrade è arrivato, via lettera, l’ok al pagamento dei soldi necessari a dotare Genova di un nuovo viadotto. La stessa società, però, si prepara alla prima udienza del ricorso da essa stessa intentata al Tar della Liguria contro alcuni decreti del commissario Bucci tra cui quello che di fatto li esclude dalla ricostruzione.

Generica

Domani, 14 febbraio, non sarà comunque solo il giorno della commemorazione. Alle 17 a palazzo Tursi si svolgerà la prima riunione dei due osservatori: Osservatorio ambiente e salute e Osservatorio per le attività di demolizione, ricostruzione e viabilità con il sindaco di Genova e commissario Marco Bucci. Sempre da domani la struttura commissariale potrà disporre del cavalletto della pila 9 (come vedete nella foto qui sopra), per cui proprio oggi è arrivato il dissequestro da parte della procura.

A proposito di procura, a 6 mesi dal crollo l’impressione è che i cantieri e la giustizia abbiano due diverse velocità, ovvero che i lavori di demolizione e ricostruzione viaggino molto più veloci rispetto all’inchiesta. E anche se da parte di Bucci e del procuratore capo di Genova Francesco Cozzi si sono sempre spese parole di mutua collaborazione, il fatto che ancora l’udienza dell’incidente probatorio sia stata ancora rinviata (al 15 febbraio) e che anche nella prossima non ci sarà che la nomina di chi dovrà tradurre una perizia in tedesco sugli stralli, dà il senso di come i tempi non siano affatto stretti. (L’udienza successiva per verificare lo stato del piano delle demolizioni è invece prevista per l’8 aprile). Anche la scena muta di praticamente tutti gli indagati fino a oggi lascia l’impressione che non si stia procedendo (anche se non è così). A proposito, venerdì sarà sentito – come testimone – l’ex ad di Autostrade Vito Gamberale. Di sicuro le necessità dei pm e quelle della struttura commissariale sono opposte: chi indaga ha bisogno di cautela assoluta, per non rischiare di sbagliare nulla, chi deve ricostruire ha bisogno di fare in fretta.

Molto in fretta. Se il cronoprogramma dovesse essere confermato nella settimana dal 18 febbraio sarà fatta calare a terra la trave 7, tra la pila 6 e 7 del moncone ovest. In questi giorni si portano avanti, in via Lorenzi, le operazioni propedeutiche a quel passaggio (tra cui la limatura di una parte di edificio Ansaldo, che si trova proprio sotto l’impronta del viadotto). Tra il 7 e l’8 marzo invece sarà demolita la pila 8, molto probabilmente tramite l’uso di esplosivo. Altra data fissata come “best option” il 31 marzo, inizio dei lavori di ricostruzione: si tratterà di porre le basi, sempre sulla parte ovest, delle fondamenta per i nuovi piloni. E poi 15 aprile e 28 maggio, prima e ultima esplosione che butterà giù le pile est 10 e 11 del viadotto Polcevera. Un ritmo serratissimo per cui le aziende coinvolte nell’opera dovranno lavorare senza sosta e, ma non dipende da loro, senza contrattempi.

Tra altri sei mesi potremmo fermarci a riflettere e fare il punto rispetto a quanto saranno cambiate le cose sul fronte dell’inchiesta, sul fronte della ricostruzione di un ponte per Genova e della prospettiva per la città e i cittadini colpiti dal disastro. Con la speranza che per chi ha perso qualcuno a causa del crollo, tra altri sei mesi, quella ferita – che nulla c’entra con San Valentino – possa essersi almeno un po’ rimarginata.