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Corso Italia, “pista ciclabile idea semplicemente assurda”. Le critiche (e le proposte) di Italia Nostra foto

Secondo l'associazione di salvaguardia dei beni culturali, artistici e naturali la pista "non avrebbe alcun valore di strumento di mobilità urbana" ma anzi complicherebbe le cose

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Genova. L’idea di una pista ciclabile in Corso Italia, di cui si sta discutendo a Genova in queste settimane in seguito al rilancio da parte dell’amministrazione comunale di un progetto redatto e annunciato da tempo, secondo Italia Nostra “è semplicemente assurda”.

Secondo l’associazione di salvaguardia dei beni culturali, artistici e naturali la pista “non avrebbe alcun valore di strumento di mobilità urbana, ovvero non sarebbe funzionale a un utilizzo della bici come mezzo di trasporto in alternativa ad altri che Italia Nostra ritiene debbano essere disincentivati (auto, scooter): rappresenterebbe niente più che un’opportunità per usare la bici in modo ludico in un contesto assolutamente inadatto”.

Corso Italia andrebbe interamente “preservata nella sua funzione di promenade che ebbe sin dalla sua creazione agli inizi del Novecento” perché è uno dei pochissimi tratti di passeggiata a mare della città e uno dei pochissimi luoghi in cui la città affaccia direttamente sul mare senza che in mezzo ci siano il porto o altre infrastrutture.

Corso Italia è oggi prevalentemente frequentata, come è sempre stata per oltre un secolo, da persone, specialmente famiglie con bambini, che desiderano semplicemente passeggiare in serenità godendosi della vista del mare, e magari fotografare il paesaggio costiero, specialmente al tramonto.

Italia Nostra ritiene che se due terzi della sede del marciapiede venissero dedicati alla pista ciclabile “si snaturerebbe completamente quella che ora è una piacevole passeggiata a mare, e inoltre si moltiplicherebbe il rischio di incidenti, perché i percorsi dei numerosi bambini che frequentano la passeggiata potrebbero fatalmente incrociarsi con quelli dei ciclisti”.

Oltre alle critiche, però arrivano le proposte: “Ciò che si potrebbe fare, invece, è limitare in modo consistente la velocità delle auto sulla carreggiata destinata al traffico veicolare, sul modello delle ‘voie partagé’ diffuse in Francia, che consentono a bici ed auto di transitare sulla stessa sede stradale con precedenza alle bici. In questo modo le bici condividerebbero la strada con le auto ma in un regime dove la preminenza viene data alle due e non alle quattro ruote”.