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Accoglienza, Ceis inaugura in via Galata comunità per minori non accompagnati. Costa: “Basta polemiche, lavoriamo per loro”

Qui arriveranno alcuni dei ragazzi, per lo più immigrati che hanno bisogno di studiare e formarsi per lavorare, "spostati" quasi senza preavviso dal Comune

Genova. “Sarebbe stato meglio procedere senza strappi, informare preventivamente ragazzi, educatori e operatori, il Comune avrebbe potuto comunicarci per tempo le sue decisioni, ma adesso siamo in ballo e balliamo nel modo migliore possibile, questi giovani hanno una storia difficile e delicata e non possiamo fare altro che accoglierli come sappiamo fare”.

Enrico Costa, presidente del Ceis, una delle realtà dell’accoglienza più attive e forti a Genova, spiega con quale spirito ha deciso di organizzare una piccola festa di inaugurazione della nuova comunità residenziale per minori stranieri non accompagnati che apre le sue porte in pieno centro città, in via Galata, domani, venerdì 8 febbraio, all’ora di pranzo. Ci saranno le autorità, il monsignore Nicolò Anselmi, l’assessore alle Politiche Socio-Sanitarie del Comune Francesca Fassio, ma anche gli stessi giovani ospiti, che potranno iniziare questo percorso in un clima meno teso di quello dei giorni scorsi.

Sì perché questi ragazzi sono stati trasferiti in una “logica di razionalizzazione” con un “uno-due” inatteso da altre comunità al nuovo centro di via Galata (e in un’altra residenza gestita dal Don Bosco). Nonostante la professionalità di Ceis e Don Bosco, sia sul fronte educativo sia su quello dell’accoglienza, sono stati sollevati molti dubbi sulle modalità di questa scelta: da parte degli assistenti sociali, degli operatori, delle cooperative, del garante dell’Infanzia della Regione, di parte della politica. Perché i ragazzi, in alcuni casi richiedenti asilo in altri casi giovanissimi con problematiche sociali, avevano già iniziato i loro difficili percorsi scolastici, di amicizia, di rapporto di fiducia con gli educatori.

In via Galata 39, un doppio appartamento molto grande che, a regime, potrà ospitare fino a 20 persone, la comunità per minori non accompagnati sarà presidiata giorno e notte dagli operatori del Ceis. “Con una forte attenzione al percorso scolastico, sociale e anche di avviamento al lavoro – spiega Costa – perché siamo convinti che solo un inserimento lavorativo possa aiutare questi giovani a farsi una vita“. Anche da un punto di vista pragmatico, oltre che etico. I richiedenti asilo, infatti, una volta ottenuto lo status possono restare sul territorio nazionale, mentre altri minori (marocchini, rumeni, albanesi e tutti gli altri che non hanno diritto all’asilo) ospitati dai centri, una volta maggiorenni, sono costretti ad andarsene. “Però – sottolinea Costa – fino a oggi siamo riusciti a trovare una soluzione, una strada, per tutti, e vogliamo continuare a farlo“.

La comunità, da un punto di vista strutturale, è pronta da diversi mesi. Gli spazi erano stati ristrutturati con un investimento del Ceis perché a Genova erano presenti, ospiti in alberghi, 40 minori stranieri non accompagnati. Poi quel numero è diminuito. Improvvisamente, a gennaio, la comunicazione di Tursi: si parte.

Oltre al nuovo appartamento di via Galata, il Ceis gestisce una trentina di under18. Alcuni nel centro sprars (per richiedenti asilo) Tangram, altri presso la comunità educativa assistita Tangram.