Sgomberi, i centri sociali rispondono a Garassino: "Se ci togliete gli spazi ci ritroverete nelle strade" - Genova 24
Il manifesto

Sgomberi, i centri sociali rispondono a Garassino: “Se ci togliete gli spazi ci ritroverete nelle strade”

Nel documento la 'città di sotto' rivendica autogestione e occupazione di luoghi abbandonati per farne spazi condivisi

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Genova. Dopo il nuovo annuncio di possibili sgomberi dei centri sociali genovesi (in ordine prima lo Zapata e poi il Terra di Nessuno ha detto l’assessore Garassino partedì in aula a Tursi) che in realtà tanto imminenti non dovrebbero esserlo, gli spazi autogestiti della città rispondono a Garassino e a quanti soprattutto nel Carroccio, invocano lo sgombero.

Ecco il documento:

Il tempo passa, i sindaci, i presidenti e i governi cambiano, ma noi sappiamo sempre da che parte stare, sappiamo chi sostenere e chi contestare.

Noi siamo donne e uomini che vivono in questa città, che subiscono la devastazione del territorio, siamo le persone migranti che sfidano i confini, siamo precari* manganellat*, siamo le famiglie arcobaleno, siamo disperat* che ravattano nei cassonetti, siamo gli studenti e le studentesse che vogliono la scuola laica e solidale, siamo sgomberat* delle case occupate, siamo quell* che disobbediscono ai decreti Minniti e Salvini”.

Noi siamo la città di sotto e non vorremmo essere da nessun’altra parte. Rivendichiamo l’autogestione attraverso l’esistenza di luoghi gratuiti e accessibili a tutt* dove sia possibile un percorso continuo di confronto, per disfarci di modelli imposti e ricercare nuovi approcci di crescita individuale e collettiva.

Gli spazi autogestiti sono luoghi di critica al sistema contemporaneo, di desiderio e costruzione di una società e una socialità libere dallo sfruttamento. Crediamo che la cultura e l’autodeterminazione di ciascun* siano un diritto fondamentale dell’individuo a prescindere da reddito, dal colore della pelle, dal genere, dall’orientamento sessuale, dalla religione o qualsiasi altra sterile divisione dell’umanità.

Scegliamo di occupare spazi altrimenti abbandonati per trasformarli in luoghi di condivisione dove non ci siano né capi né padroni; le persone che rendono possibile tutto ciò lo fanno solo per scelta politica, quella di condividere tempi fuori dalle logiche del profitto.

Non ci toccano le accuse e le minacce delle istituzioni; non sono quattro mura a rappresentarci e contenerci, le strade e i quartieri sono e resteranno i luoghi del nostro agire quotidiano, ed è lì che ci ritroverete tutt* insieme a rivendicare ogni spazio sottratto, ogni centro sociale sgomberato.

Quello che ci siamo presi è solo una piccola parte di quello che ci spetta!

Gli spazi autogestiti della città di sotto