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Ponte Morandi, rebus sull’assegnazione delle donazioni agli sfollati. E se la loro non fosse più un’emergenza?

Nel comitato si fa strada l'idea che chi ha avuto una casa pubblica non ha bisogno dei soldi per pagare le bollette, ma il discorso - dopo la certezza di corposi indennizzi - potrebbe essere esteso

Genova. Ammontano a 1,2 milioni di euro circa le donazioni da parte di privati pervenute al Comune di Genova per l’emergenza abitativa legata al crollo del ponte Morandi. Una cifra cospicua che palazzo Tursi ha deciso di destinare – per ora – al 45% del totale ai familiari delle vittime, e per un altro 35% agli sfollati. L’idea, lanciata nei mesi scorsi, era quella di utilizzare quei denari per pagare le bollette delle utenze. Si parlava di, a grandi linee, 450 mila euro suddivisi equamente tra i circa 260 nuclei. All’interno del comitato degli sfollati, però, sarebbe maturata una proposta che mira a far destinare quegli aiuti soltanto a quei cittadini e famiglie a cui il Comune non avesse trovato già un’abitazione in case pubbliche e che quindi avevano le utenze giù pagate.

Questa ipotesi, che forse non piacerà a quegli sfollati che sì, hanno avuto la fortuna di finire in una casa “del Comune” o in altro alloggio pubblico, ma che magari avrebbero gradito quei 1500 euro in più per ammortizzare i disagi patiti in questi ultimi 6 mesi, sarà presto affrontata dalla giunta Bucci. Non sarà facile, si suppone, prendere una decisione che non scontenti nessuno. Anche ascoltando la volontà del comitato.

Anche tenuto conto che la stessa amministrazione, alla luce dei primi – assai corposi – indennizzi per le case da parte di Autostrade, starebbe ragionando sull’effettiva consistenza, allo stato attuale, dell’emergenza abitativa. Per fare un esempio: una cosa è uno sfollato che era in affitto in via Porro e ha dovuto trovarsi casa e riceverà, gli indennizzi legati a immediato sgombero, Pris e mobilio (comunque non una cifra irrisoria, si parla di circa 80 mila euro) un’altra è chi magari tra valore dell’appartamento, una cantina e un posto auto, e magari anche Pris e immediato sgombero, potrebbe ritrovarsi con oltre 250, 300 mila euro in tasca. Forse potrebbe non essere un’eresia pensare di utilizzare diversamente almeno parte di quei 450 mila euro di donazioni.