A palermo

Pentito della jihad che ha portato a 8 fermi per tratta di migranti: indagine partita da Genova

Il tunisino, nel 2016 in carcere a Sanremo, aveva spiegato come sui barconi avrebbe potuto infiltrarsi un 'esercito di kamikaze'

tribunale di genova palazzo giustizia genova

Genova. Gommoni veloci per attraversare il Canale di Sicilia in tutta sicurezza con a bordo anche ricercati per terrorismo. E’ partita dalla dda di Genova l’inchiesta che, grazie a un pentito della jihad, ha portato a 8 fermi oggi da parte della procura di Palermo. L’uomo che si trovava in carcere a Sanremo per un mandato di ricerca internazionale legato a un fatto di droga era stato sentito dal Ros genovese su delega del sostituto procuratore della direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo Federico Manotti.

Una volta valutate le dichiarazioni, che sono state raccolte nel 2016, il pm genovese aveva per competenza inviato gli atti a Palermo

Da allora il tunisino ha cominciato a collaborare con gli inquirenti e ha consentito alla Dda di Palermo di fermare i componenti di un’organizzazione criminale che gestiva le traversate verso le coste trapanesi portando in Italia, in cambio di molti soldi, anche pregiudicati e ricercati. Ha deciso di parlare, ha spiegato, per evitare, ha detto agli inquirenti, che ci si ritrovasse con “un esercito di kamikaze in Italia”. “I clandestini normali – ha ricostruito – pagano 5.000 dinari tunisini mentre le persone che sono ricercate in Tunisia, per vari reati compreso il terrorismo, pagano da 10.000 dinari in su”. “I clandestini normali pagano 5.000 dinari tunisini mentre le persone che sono ricercate in Tunisia, per vari reati compreso il terrorismo, pagano da 10.000 dinari in su”. .

SR

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