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Parchi, piste ciclabili, un campus per imprese innovative e un “ground zero” per il quartiere sotto il ponte futuro foto

Questa l'idea nel masterplan per il quadrante della Valpolcevera presentato dall'assessorato all'Urbanistica del Comune. Entro marzo al via il concorso internazionale di progettazione

Genova. Una partita in sei mosse – un parco, un boulevard, una collina, un distretto della green economy, una pista ciclabile e una piazza – per riqualificare e trasformare gli spazi oggi interessati dal crollo di ponte Morandi e che domani si troveranno all’ombra del nuovo viadotto, tra i quartieri di Certosa e Sampierdarena. La giunta comunale ha deliberato, su proposta dell’assessore all’Urbanistica Simonetta Cenci, l’avvio di un progetto chiamato “Masterplan del quadrante della Valpolcevera”.

La direzione Urban Lab del Comune ha realizzato un’analisi di fattibilità per diverse azioni di rigenerazione urbana che saranno alla base di un concorso internazionale di progettazione, a premi, che sarà bandito entro il mese di marzo.

“Chiederemo ai progettisti di basarsi sul masterplan per creare un nuovo piano d’insieme e un quadro economico di accompagnamento – spiega l’assessore all’Urbanistica Simonetta Cenci – al momento sono necessari ancora alcuni passaggi con la struttura commissariale per capire come sarà esattamente il progetto del nuovo ponte”. Tra le idee quella di creare, nella zona di via Porro, dove le case saranno abbattute insieme al moncone est, una piazza. “Sarà il nostro ground zero”, afferma l’assessore Cenci.

Ci saranno inoltre un parco, “la collina”, che collegherà il quartiere alla rete dei forti, un campus per lo sviluppo di imprese 4.0, e una pista ciclabile che collegherà, come elemento di riconnessione, tutto il quartiere. Per via Fillak, oggi l’unica strada ancora chiusa al transito dopo il crollo del Morandi, un futuro da “boulevard”, con alberature, spazi e linee di trasporto pubblico adeguato.

Il finanziamento degli interventi potrà avvenire sia attraverso l’acceso a fondi europei, sia utilizzando risorse comunali sia grazie a donazioni private.
Per la realizzazione del progetto non sarebbero necessarie modifiche al Puc. Ancora da valutare le modalità di gestione delle aree che sono in parte pubbliche, in parte private (alcune delle Ferrovie, con cui è già stato aperto un dialogo).

Essendo l’Urban Lab il soggetto alla regia dell’operazione i cittadini, associazioni e comitati, potranno portare il loro contributo liberamente nella sede dell’ente, a villetta Di Negro, aperta alla città.