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Manovra, gli agricoltori scendono in piazza a difesa dell’olio ‘Made in Italy’

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Genova. L’olio, prodotto simbolo della Liguria e della dieta mediterranea deve essere difeso di fronte alla crisi del settore a livello italiano, crisi che va affrontata responsabilmente con interventi straordinari tesi a tutelare chi produce e chi consuma questa grande eccellenza.

Questo il target degli agricoltori, che stanno preparando una reazione compatto contro il provvedimento del governo giudicato non sufficiente, anzi.

Dopo l’approvazione della Manovra sono gli agricoltori i primi a scendere oggi in piazza nella Capitale, per denunciare l’assenza nella legge di stabilità delle misure necessarie a garantire adeguate risorse al Fondo di Solidarietà Nazionale per far fronte alle pesanti calamità che hanno colpito importanti aree del Paese, con l’auspicio di arrivare ad un nuovo Piano Olivicolo Nazionale (Piano 2.0) per rilanciare il settore.

Oltre agli inarrestabili cambiamenti climatici e gli effetti dei disastrosi eventi estremi, come quelli che a fine anno hanno messo a dura a prova l’olivicoltura della costa ligure, riducendone considerevolmente la produzione, altre sono le criticità che affliggono il settore, dalle contraffazioni all’invasione di olio straniero a dazio zero fino al falso Made in Italy, questioni che vanno affrontate per tutelare e valorizzare un settore strategico per la salute dei cittadini, il presidio del territorio, l’economia e l’occupazione.

“L’olivicoltura ligure, che conta 17mila ettari destinati alla produzione di circa 230mila quintali di olive – affermano il Presidente di Coldiretti Liguria Gianluca Boeri e il Delegato Confederale Bruno Rivarossa – rappresenta uno dei settori principali dell’economia locale, dal quale si ricavano extravergini eccellenti, conosciuti in tutto il mondo rientranti per buona parte, sotto il marchio della DOP Riviera Ligure”.

“Bisogna cercare di difendere le produzioni locali dalle possibili contraffazioni – concludono – e per questo, come Coldiretti, stiamo portando avanti la battaglia per l’oliva taggiasca, in modo da poterle vedere riconosciuto il marchio della DOP, legandola così indissolubilmente al suo territorio d’origine ed evitando quel furto d’identità che troppo spesso accade.”