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Le ombre sul nuovo ponte di Genova: dai tempi alla copertura finanziaria, oltre al ricorso di Autostrade

Nel giorno della firma del contratto unico di affidamento dei lavori, e nonostante il "tifo" della città, ci sono alcuni interrogativi senza risposta

Genova. La cerimonia in pompa magna, nello sfarzo e tra la folla del salone di Rappresentanza di palazzo Tursi, per la firma del contratto unico di affidamento dei lavori di demolizione e ricostruzione di ponte Morandi, nasconde non poche ombre su quello che, come hanno detto gli stessi Bucci e Toti (e non solo loro) è un esperimento dove l’Italia si gioca la faccia. Ci sono, infatti, alcuni interrogativi aperti, alcune perplessità, evidenziate sottovoce persino da esponenti delle stesse aziende coinvolte nel maxi cantiere e che, per ora, non sono state cancellate dalla “confidence” del commissario straordinario. Una premessa: fino a oggi ha avuto ragione lui. Speriamo vada avanti così.

Però alcuni dubbi restano. Intanto sulla tipologia di contratto. E sul contratto stesso visto che mentre scriviamo – qualche oro dopo la firma – il documento non è ancora disponibile per essere visionato. Sul tavolo della sala di palazzo Tursi, più che altro, alcune belle immagini di come il ponte dovrà essere. Si tratta di un contratto “unico” ma con responsabilità separate per costruttori e demolitori, un contratto la cui forma non si è praticamente mai vista in Italia, e che si rifà alle normative europee (come previsto dal decreto Genova), ma che, secondo più di un legale, non è del tutto blindato dalla possibilità di ricorsi. E non è un caso che Vernazza, uno dei demolitori, si sia sfilato proprio per via delle clausole che definiscono le penali sui ritardi.

L’altra incognita sono i tempi. Il sindaco Bucci ha spiegato che il 31 marzo 2019 inizierà la ricostruzione (insieme alla demolizione che andrà avanti), il 31 dicembre 2019 l’impalcato sarà pronto e visibile e il 15 aprile 2020 il ponte sarà “percorribile”. Per ora, però, la preoccupazione sui tempi è alta perché di fatto, non solo non esiste ancora un progetto esecutivo o costruttivo, ma neppure definitivo. Quello su cui è basato il contratto firmato oggi è uno studio di fattibilità tecnico-economica. Per non parlare del fatto che mancano ancora certezze sul dissequestro dei monconi, visto che non c’è neppure, sulla carta, il progetto di demolizione della parte est.

I soldi. La copertura finanziaria resta in forse, anche se Autostrade ha più o meno fatto capire che pagherà. Sì, ma quanto? E come? Esiste un piano B: le banche. Ma per molti istituti di credito un intervento alle condizioni attuale non sarebbe praticabile perché mancano ancora troppi dettagli sui progetti.

Sullo sfondo, il ricorso comunque presentato da Autostrade contro la nomina del commissario Bucci e quindi dei decreti che la estromettono dalla ricostruzione. C’è persino chi ipotizza che una vittoria del ricorso non sarebbe neppure la peggiore delle ipotesi. D’altronde se Autostrade non fosse stata fatta fuori, avrebbe messo sul tavolo – almeno – mezzo miliardo e il progetto di un ponte pronto in pochi mesi.