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Il Comune di Genova “censura” la campagna dell’Uaar sui medici obiettori di coscienza, l’associazione ricorre al Tar

Ma lo scorso anno non si oppose all'affissione del maxi manifesto anti-abortista

Genova. Ricordate, lo scorso anno, la bufera scoppiata a Genova intorno al manifesto “pro vita” e antiabortista comparso su un muro in corso Buenos Aires, in pieno centro città? Chi diceva che quel manifesto urtava la sensibilità dei minori o quella dei laici, chi invece affermava che l’associazione che aveva lanciato la campagna in tutta Italia aveva il diritto di portare avanti le proprie opinioni. Come andò a finire? Che nonostante le richieste arrivate da parte della città, che organizzò anche una manifestazione, il manifesto restò al suo posto fino alla naturale scadenza del periodo di affissione.

In occasione di quella polemica il sindaco di Genova Marco Bucci aveva affermato che il Comune non sarebbe intervenuto per far rimuovere il maxi manifesto con il feto parlante. Per una questione di “libertà di pensiero”.

Stupisce quindi oggi la notizia riportata dall’Uaar. L’Unione atei agnostici e razionalisti ha depositato ricorso al Tar della Liguria contro la decisione del Comune di Genova di rifiutare la campagna “Testa o croce? Non affidarti al caso”, una campagna di sensibilizzazione dell’opinione pubblica sulla scelta dei propri medici. (In sostanza invita i cittadini a informarsi dell’eventuale obiezione di coscienza da parte di medici di base e specialisti, ginecologi in primo luogo).

La campagna è invece comparsa senza problemi in altre città su tutto il territorio nazionale (da Bologna a Ragusa, da Ravenna a Savona, da Palermo a Biella, da Cagliari ad Ancona). Il Comune di Genova – spiegano dall’Uaar – ha rifiutato le affissioni adducendo come motivazione “una possibile violazione di norme vigenti in riferimento alla protezione della coscienza individuale” e “al rispetto e tutela dovuti a ogni confessione religiosa”.

“Si tratta di una censura bella e buona. E totalmente immotivata – commenta Adele Orioli, segretaria dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti, dando notizia del ricorso – la nostra campagna non fa che richiamare l’attenzione su un tema caldo: quello dell’obiezione di coscienza del personale medico e nasce dalla constatazione che in materia di salute diamo molte scelte per scontate”.

“Inevitabile la scelta di fare ricorso al Tar – prosegue Gianni Solari, coordinatore Uaar di Genova – Tanto più se pensiamo che solo pochi mesi fa, di fronte alle proteste per un maxi-poster antiabortista, il sindaco ha invocato il principio di libertà di pensiero ed espressione. Perché nel caso delle nostre affissioni non si è richiamato agli stessi principi? La nostra campagna non offende nessuno, invita semplicemente a fare scelte consapevoli in materia di diritti riproduttivi e di fine vita. La vera offesa, di cui dovrebbe preoccuparsi il primo cittadino di Genova, sono le donne private dell’accesso a un diritto. Basti pensare che in Liguria il 60% dei ginecologi obietta”.