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Dopo il Morandi, Di Maio e “Dibba” al volante tornano a punzecchiare Autostrade sulla revoca delle concessioni

Il gruppo replica sul sito internet. Entro la fine del mese sarà discusso dal Tar Liguria il ricorso presentato da Aspi contro la nomina del commissario e alcuni suoi decreti

Genova. “Il taglio della concessione a Autostrade si può fare: il governo su questo tema è compatto”. Non è un caso che da Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista l’affermazione arrivi proprio mentre i due leader del Movimento 5 Stelle sono in viaggio su un van, sulla rete autostradale europea, diretti a Strasburgo per un tour elettorale. “Lo dobbiamo alle famiglie delle vittime del crollo del ponte di Avellino e quelle del crollo di ponte Morandi a Genova”, hanno ribadito.

Diretta web e toni spavaldi quando mancano circa due settimane alla discussione sul merito del ricorso al Tar Liguria presentato da Autostrade contro la nomina del commissario per la ricostruzione prevista dalla legge di conversione del decreto Genova e alcuni suoi decreti. “Questi – ha aggiunto il vicepremier – sono poteri che quando lo Stato alza la testa, loro abbassano la loro”. Guardando al futuro, per l’utilizzo delle autostrade il governo ipotizza una tariffa unica europea, senza caselli, una sorta di abbonamento flat a tutte le tratte europee.

La risposta di Autostrade per l’Italia è arrivata a stretto giro, con un comunicato pubblicato sul sito ufficiale del gruppo: “Senza voler entrare in alcun modo nel dibattito politico – si legge nella nota – le tariffe autostradali sulla nostra rete sono in media le più basse d’Europa nei Paesi comparabili: circa il 40% più basse rispetto a quelle applicate in Spagna e circa il 15% inferiori rispetto a quelle francesi”. E spiega che dalla privatizzazione a fine 2017, ha investito “13,6 miliardi di euro, con un livello medio annuo di investimenti pari a 757 milioni di euro l’anno contro i 127 milioni di euro annui medi della gestione pubblica”. Inoltre, “Autostrade spende in manutenzione, per km di infrastruttura, circa 108mila euro l’anno (periodo 2013- 2017), cinque volte più di Anas e tre volte di più rispetto alle principali concessionarie francesi e spagnole”.