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Decreto sicurezza, la Genova solidale torna in piazza il 26 gennaio

Affollato il convegno-dibattito coordinato da Genova solidale. La storia di Samuel: "Siamo partiti in 130, poi il barcone si è rovesciato e siamo arrivati in 23"

Genova. Dopo il partecipato presidio del 7 gennaio scorso in piazza De Ferrari la Genova ‘solidale’ torna in piazza con un corteo indetto per il prossimo 26 gennaio, con appuntamento alla stazione marittima dalle 14.30. A lanciarlo il coordinamento Genova città aperta (che già aveva promosso il presidio del 7 gennaio) nel corso nel convegno dibattito contro il decreto sicurezza organizzato questo pomeriggio da Genova solidale a palazzo Rosso.

“Chiediamo a tutte le persone, le istituzioni, i soggetti sociali di lavorare per la piena attuazione della Costituzione, del diritto internazionale umanitario, della carta dei diritti fondamentali dell’unione europea, delle leggi del mare – dicono i promotori, portavoce del neonato coordinamento Genova città aperta – lo faremo noi per primi anche attraverso la costruzione di comunità locali unite e solidali”.

Per Ivano Bosco, ex segretario della camera del lavoro di Genova “l’obiettivo è cambiare i contenuti del decreto sicurezza con iniziative politiche e anche pratiche. Come Cgil metteremo a disposizione sportelli per i richiedenti asilo per fornire assistenza. Politicamente condividiamo le posizioni dei sindaci che si sono opposti”.

Bosco, da sindacalista, ricorda anche che un ‘pezzo’ del decreto potrebbe cambiare il segno a manifestazioni e cortei: “L’articolo 23 del decreto sicurezza reintroduce il reato di blocco stradale, un grave limite per i diritti dei lavoratori nelle manifestazioni e nei cortei. Vorremmo dire al ministro Di Maio, a cui piacciono i gilet gialli, che in Italia con questa legge i gilet gialli sarebbero tutti in galera”.

Generica

Nell’incontro l’avvocato Alessandra Ballerini ha spiegato le tante ‘brutture’ del decreto che riduce diritti e aumenta nel contempo i costi della gestione dei richiedenti asilo: “Basti pensare che per tenere le persone rinchiuse per 180 giorni anziché 60 sarà indispensabile predisporre delle attività – ha detto – e il fatto nei centri saranno rinchiusi anche coloro che sono irregolari sul territorio avrà come conseguenza la costruzione di nuovi centri”. Per l’avvocato genovese questa legge aggrava la precedente che già era inaccettabile: “Si tratta di punire con la privazione della libertà personale le persone non per quello che hanno fatto ma per quello che sono”.

Toccante e commovente la storia di Samuel, 18enne nigeriano, che ha raccontato la sua storia dalla Nigeria a Genova: “Sono fuggito dalla Nigeria per cercare un futuro – ha detto – perché nel mio Paese le risorse ci sono ma le ruba il governo e poi siamo poveri. Mio padre è in prigione e io volevo un futuro migliore. Ho fatto un mese di prigione in Libia perché non avevo i documenti. Poi siamo saliti su un barcone che si è rovesciato: siamo partiti in 130, siamo arrivati in 23”.

Tra gli interventi quelli di Domenico Chionetti della Comunità di San Benedetto e quello degli studenti del CS9, che hanno lanciato un corteo studentesco contro il sovranismo e il razzismo che si terrà a metà febbraio.