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Concluso il recupero della rete che aveva reso off limits le immersioni sulla Haven ad Arenzano foto

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Genova. Si sono concluse le operazioni di recupero della rete abbandonata che costituiva pericolo alle immersioni sul relitto della petroliera Haven, nelle acque prospicienti il comune di Arenzano. La rete, segnalata la scorsa settimana da un diving locale, si era avvolta al fumaiolo e alla zona adiacente del relitto, costituendo pericolo per i numerosi subacquei che si immergono sullo spot, specialmente in condizioni di ridotta visibilità.

Per tale ragione, in via precauzionale, la Capitaneria di porto di Genova aveva interdetto ogni attività subacquea, sportiva e non, sull’intero relitto con ordinanza n. 06/2019 del 16 gennaio 2019. Al contempo la Centrale operativa della Guardia costiera genovese si era subito attivata per consentire il recupero dell’attrezzo abbandonato nel più breve tempo possibile. L’operazione, programmata già per lunedì, era stata rinviata alla giornata successiva a causa delle cattive condizioni del mare.

Così, martedì 22 gennaio ’19 i sommozzatori della Guardia costiera, insieme e in perfetta sinergia con gli operatori subacquei di Carabinieri, Guardia di finanza, Vigili del fuoco e con l’ausilio della motobarca VF1173 di Genova, hanno riportato in superficie e rimosso dal mare la rete abbandonata di oltre 1.000 metri quadrati. Al termine delle operazioni si è così abrogato il divieto di immersione e lo spot è stato restituito alle attività subacquee, per le cui modalità si rimanda, ad ogni modo, alle specifiche Ordinanze n. 305/1999 e 75/2014 emesse dalla Capitaneria di Genova.

Tale attività, principalmente indirizzata a salvaguardare la vita umana in mare, richiama anche l’attenzione sulla necessità di tutelare con continuità quel bene comune che è il mare. Purtroppo, infatti, la presenza di attrezzi da pesca abbandonati sui fondali marini costituisce un problema rilevante e sempre attuale, oggetto del costante impegno e attenzione della Guardia Costiera.

Questi attrezzi – deliberatamente abbandonati o perduti accidentalmente – possono, infatti, restare sul fondale marino o galleggiare in sospensione per anni, interferendo con la biodiversità, danneggiando l’ecosistema e rappresentando, in certi casi, anche un rischio per la navigazione. Parliamo in particolare di reti da posta, palangari, nasse e ogni altro attrezzo, consentito o meno, che possa trovarsi in mare. Per tale ragione, si richiama chiunque, dedito alla pesca per passione o professione, ad utilizzare sempre gli attrezzi di cattura in modo rispettoso dell’ambiente e sostenibile per le risorse ittiche. La Guardia costiera, dal canto suo, proseguirà la propria attività finalizzata a liberare i fondali da questi sgraditi “ospiti”. Per tale ragione, chiunque avvisti reti, palangari, nasse e altri mezzi da pesca abbandonati e privi dei prescritti segnalamenti ad informare gli uffici della Guardia Costiera della Liguria, proprio come fatto dai diving di Arenzano la scorsa settimana.