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“A casa loro?”, Silvestro Montanaro racconta “le troppe bugie sull’Africa”. L’incontro a Palazzo Ducale

Mercoledì 9 gennaio alle 17,45, nella Sala Munizioniere, si torna a parlare di migrazione, ma dall'altro lato del 'mare'

Genova. A Palazzo Ducale prosegue il dibattito pubblico sulla migrazione, tornando alle radici, cioè guardando e osservando la genesi del fenomeno dalla prospettiva di chi lascia la sua casa per affrontare l’inferno della migrazione dei giorni nostri.

Appuntamento alle 17,45 presso la Sala Munizioniere, evento organizzato dall’associazione Senza Paura: ospite del dibattito Silvestro Montanaro, giornalista e scrittore, profondo conoscitore dell’Africa, essendo stato per anni corrispondente da luoghi dove oggi migliaia di persone scappano alla ricerca di una nuova possibilità di vita.

“Lo faremmo anche noi, lo abbiamo fatto anche noi, di lasciare le nostre case per cercare un futuro più umano – spiega Montanaro in un’intervista per Genova24 – oggi la politica dovrebbe occuparsi delle vere radici di questo problema che è la migrazione”. Radici che spesso, troppo spesso, sono nascoste dietro cortine fumogene di un dibattito pubblico di basso livello, quasi da stadio “Sì perché se si parla con gli africani, praticamente tutti potrebbero dire che vorrebbero stare a ‘casa loro’, ma quella casa loro non c’è più, e noi siamo i responsabili”.

Una responsabilità che affonda in tempi lontani, secoli, ma che oggi continua, eccome: “Un esempio è la Libia, che prima del nostro recente intervento, dettato da opportunismi geopolitici, era sì uno stato dittatoriale, ma era un paese “ricco”, che faceva da cuscinetto tra i paesi sub-sahariani e l’Europa, assorbendo anche le necessità di una migrazione interna al continente africano”.

E oggi? “Oggi la domanda a cui la politica dovrebbe dare risposta è quanto stiamo spendendo per mantenere gli accordi con le bande libiche nate dalla destabilizzazione del paese. Quanti soldi stiamo dando per mantenere quelli che sono i lager del nostro secolo?”.

Soldi che finiscono per alimentare questa guerra tra bande, che lottano tra loro per accaparrarsi i finanziamenti a pioggia della politica italiana. “Quei lager io li ho visti, e ho parlato con persone che dopo mesi di prigionia chiedeva di essere uccisa piuttosto che vivere in quelle condizioni. Noi siamo responsabili di tutto ciò. La politica dovrebbe parlare di questo, non di buffonate”.

Una situazione che è nata dallo “scellerato patto di Minniti”, e che oggi “per noi dovrebbe essere un problema di dignità, di fronte alla storia del nostro paese e dell’Europa”. Ma invece da noi si parla di “porti chiusi”: “siamo al ridicolo e al disumano – continua Montanaro – un ministro che non sappiamo cosa fa, che alimenta una polemica imbarazzante, mentre dovrebbe fare il muso duro con i suoi amici in Europa, chiedendo a loro di fare la loro parte. Non possiamo prendercela con 49 poveri disgraziati, siamo arrivati alla crudeltà di lasciarli in mare al freddo…”.

Quindi l’accoglienza è ancora un tema derimente in questo dibattito? “Sì, certo, ma non dobbiamo entrare nella logica di ‘accoglierli tutti’, almeno io non lo credo, io credo che dobbiamo smetterla di predare le loro case e le loro terre. Quella è la radice del problema”. Neocolonialismo? “Certo, con Obama c’è stato un tentativo di imporre la tracciatura delle materie prime estratte in Africa, per noi fondamentali, tentativo che aveva portato anche a dei risultati, fatti saltare poi da Trump. Oggi l’Africa, che è il continente più ricco di risorse, non ha una economia e un’industria, vera e consolidata, di trasformazione. Senza di questo non c’è sviluppo, ma solo predazione”.

E quindi cosa può succedere ancora? “E’ in arrivo una forte crisi globale, anzi ci siamo già, e la cartina torna sole sono le svolte autoritarie, accentratrici a cui stiamo assistendo in Europa. Credo che però questi ‘pifferai magici’ debbano ricordarsi che prima o poi la rabbia esplode, la Francia ce lo sta dicendo, e la gente saprà con chi prendersela”.

(foto da nigrizia.it)