25 gennaio, anche a Genova una fiaccolata per chiedere "Verità per Giulio Regeni" - Genova 24
19.41

25 gennaio, anche a Genova una fiaccolata per chiedere “Verità per Giulio Regeni”

Nel terzo anniversario dall'ultimo momento in cui diede un segno di vita. Appuntamento davanti a palazzo San Giorgio, il corteo si muoverà verso De Ferrari

Fiaccolata Regeni Albenga

Genova. Alle 19.41 del 25 gennaio migliaia di luci saranno pronte ad accendersi in oltre 100 piazze italiane per ricordare il momento esatto dell’ultimo sms inviato da Giulio Regeni prima di essere sequestrato in Egitto, sottoposto nei giorni successivi a feroci torture e poi assassinato.

Amnesty International Liguria e ADI Genova, Associazione dottorandi e dottori di ricerca italiani, coordinata da Valentina Giussani, organizzano a Genova una fiaccolata per continuare a chiedere “VERITÀ PER GIULIO REGENI” a tre anni dalla sua scomparsa.

Un corteo partirà da palazzo San Giorgio alle ore 18.30 per arrivare in Piazza De Ferrari dove alle 19.41 il corteo si fermerà per osservare un minuto di silenzio.

Tutti possono partecipare alle iniziative organizzate per il 25 gennaio: scuole, università, singole persone. “Da tre anni centinaia di migliaia di persone, insieme ad enti locali, università, scuole e associazioni, chiedono la verità per Giulio Regeni. Abbiamo una speranza: che non ci sia un quarto 25 gennaio senza che siano state accertate per via giudiziaria le responsabilità per la sparizione, la tortura e l’uccisione di Giulio. Continuiamo a chiedere quella verità a due governi: quello italiano che deve reclamarla con azioni più decise e quello egiziano che deve fornirla senza ulteriori ritardi – ha dichiarato Antonio Marchesi, presidente di Amnesty International Italia.

“In questi tre anni – ha ricordato Paolo Bensi, Responsabile Amnesty International Liguria – grazie all’aiuto delle nostre attiviste e dei nostri attivisti, abbiamo continuato a chiedere la verità con iniziative in ogni parte del Paese. Continueremo fino a quando ci sarà una verità giudiziaria che coincida con quella storica, che attesti quel ‘delitto di stato’, ne accerti le responsabilità individuali e le collochi lungo una precisa catena di comando.”

Giulio Regeni era un cittadino italiano e uno studente di dottorato presso l’Università di Cambridge, nel Regno Unito. Stava conducendo una ricerca sui sindacati indipendenti in Egitto nel periodo successivo al 2011, quando finì il governo di Hosni Mubarak. Era al Cairo per svolgere la sua ricerca quando, il 25 gennaio 2016, il quinto anniversario della “Rivoluzione del 25 gennaio”, è scomparso. Il suo corpo, tumefatto da evidenti segni di tortura, è stato ritrovato nove giorni dopo, il 3 febbraio, in un fosso ai bordi dell’autostrada Cairo-Alessandria. La brutale uccisione del giovane ricercatore italiano ha scioccato il mondo, ma ha anche acceso i riflettori sul metodo delle sparizioni forzate praticato oggi in maniera sistematica in Egitto e documentato attraverso fatti e testimonianze da Amnesty International in numerose occasioni. Il quadro che ne risulta è allarmante: in media tre/quattro persone al giorno sono vittime di sparizioni forzate nel Paese. Una strategia mirata e spietata, diretta dall’Agenzia per la sicurezza nazionale, che risponde al ministro degli interni egiziano.

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