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Auguri, se non ci vediamo

Strade scorrevoli, pulizia, lavoro: i desideri di Natale della Genova senza ponte sono un inno alla normalità

Provate a chiedere in giro nei quartieri più colpiti dal disastro. In pochi vi risponderanno: "Un nuovo viadotto". Più preziosi gli strumenti per scavalcare quello che sarà un impegnativo 2019

Sfollati ponte Morandi, le operazioni di recupero dei beni nelle abitazioni

Genova. Le persone “normali” non girano per la città chiedendo agli sconosciuti che cosa vorrebbero per Natale, ma se provaste a farlo – a Genova – in questo 24 dicembre che, per temperatura, sembra più un 24 settembre, la risposta non sarà necessariamente quella che vi aspettate: “Un nuovo ponte”.

Soprattutto in quella parte della città che più ha subito le conseguenze del crollo del 14 agosto – tra la Valpolcevera, l’immediato ponente e Sampierdarena – i desideri viaggiano più a bassa quota: “Strade scorrevoli, qui ormai sembra sempre un’autostrada” (lo chiedono i residenti di lungomare Canepa, quella #grondamare urbana che per loro è sempre più insostenibile o gli abitanti di Borzoli e Fegino), “Strade aperte” (via Fillak, che dopo via Perlasca resta l’ultimo ostacolo da superare per dotare la Valpolcevera di tutti i collegamenti possibili con il centro), “Marciapiedi che non siano invasi dai rifiuti” e “Basta con le discariche abusive” (la gestione dei rifiuti sarà sicuramente una delle sfide del 2019 per l’amministrazione comunale e per la stessa Amiu), “Ci fosse qualche cliente in più in negozio…” (un problema che non riguarda solo la zona arancione ma anche alcune vie del centro storico, in una Genova sempre più povera e sempre più invasa da grandi catene e centri commerciali), “Arrivasse finalmente un bel contratto indeterminato per mio nipote”, o per il figlio, o per se stessi. Il lavoro resta una delle necessità primarie. Nonostante le ipotesi di redditi di cittadinanza all’orizzonte. Poi qualcuno risponderà, semplicemente, “un gatto”.

Perché magari a Natale 2019, come dice il sindaco-commissario Marco Bucci, ci sarà un ponte “visibile” (nelle ultime settimane siamo passati da un ponte “pronto”, a un ponte “pronto ma non percorribile”, a un ponte “visibile” ma sarebbe già un gran risultato vederlo più o meno ultimato), ma per i prossimi 12 mesi ne avrà Genova di sfide da sostenere. Traffico, lavoro, servizi, costo della vita, visione del futuro. Genova ospiterà un cantiere che, se ci fermiamo a immaginarlo, ci fa venire le vertigini. Demolizioni, camion e altri mezzi pesanti in passaggio, esplosioni, bonifiche, costruzioni, assemblaggi. Rumore, materia, centinaia di uomini e donne al lavoro.

[tag name=”ricostruzione ponte morandi”]

Ed è per questo, che dopo un anno – l’ennesimo – di accadimenti straordinari, tragicamente straordinari (se oltre al ponte pensiamo anche ai problemi legati al maltempo) e in attesa di un 2019 che si preannuncia “piuttosto impegnativo”, i genovesi, specialmente quelli della periferia colpita dal crollo, chiedono che sotto l’albero ci sia il diritto a un’esistenza serena, civile, alla riconquista del proprio quotidiano.