Scaffalisti, al terzo giorno di sciopero ecco i primi scaffali vuoti. E il 26 la protesta riprenderà - Genova 24
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Scaffalisti, al terzo giorno di sciopero ecco i primi scaffali vuoti. E il 26 la protesta riprenderà

La denuncia dei lavoratori coinvolge anche la gestione 'al ribasso' dei marchi della grande distribuzione

Genova. Ancora un giorno di sciopero, il terzo consecutivo, per gli “scaffalisti” della operativa Log12, gruppo Elpe, che opera per Ekom, Carrefour e Basko, che oggi hanno portato la loro protesta nel cuore della Genova intenta a fare gli ultimi regali natalizi.

Una scelta simbolica, per portare la richiesta di “Contratto nazionale, diritti e dignità” proprio nei luoghi e nella giornata topica per la corsa all’acquisto. Ed è proprio su questo fronte che per i lavoratori in agitazione si stanno concretizzando i primi risultati della loro protesta: gli scaffali di molti punti vendita iniziano a “svuotarsi”, senza nessuno che carichi e smisti le merci, con decine di acquirenti che stanno dimostrando la propria solidarietà.

“Le adesioni allo sciopero sono in continuo aumento – spiegano i lavoratori al presidio – come anche le iscrizioni al sindacato di base formatosi in questi giorni, in risposta al silenzio delle tradizionali maestranze”.

Dalla cooperativa, ad oggi, non è arrivata ancora nessuna risposta rispetto alle richieste portate in piazza: “Rispetto del contratto nazionale, livello salariale adeguato, gestione umana dei turni, riconoscimento degli straordinari, lavoro notturno pagato come tale, – confermano – ma soprattutto rispetto della dignità dei lavoratori, che sono prima di tutto delle persone”. E quindi un forte “Basta” ai meccanismi di sfruttamento, ai ricatti, alle pressioni anti-sindacali.

La protesta continuerà nei prossimi giorni: “Il 26 saremo di nuovo in strada – confermano i lavoratori – e poi vedremo. Sappiamo che l’azienda ha comunicato ai committenti che fino al 27 non è garantito il servizio. Con il nostro sciopero vogliamo anche denunciare il problema sistemico della grande distribuzione, con contratti di fornitura al ribasso, che obbligano le cooperative a ‘rifarsi’ attraverso contratti capestro per i lavoratori, approfittando della ‘fame di lavoro’ e del forte turn over”.

Sì, perché gli scaffalisti sono solo la parte terminale di una ‘filiera’ che da tempo sta riducendo diritti dei lavoratori, nei vari livelli, per massimizzare margini di profitto, approfittando della precarietà di un mondo, quello del lavoro, che sta provocando aberrazioni, erosione dei diritti e sfruttamento. Quando andiamo a fare la spesa, sullo scaffale c’è anche questo.

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