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Sciopero della polizia locale: il prefetto differisce ad altra data la protesta dei ‘cantunè’ del 22 dicembre

Musicò: "Da amministrazione nessuna apertura a nostre richieste"

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Genova.Differito ad altra data lo sciopero dei vigili del 22 dicembre. La notizia è stata comunicata ufficialmente dalla Prefettura in serata ma era nell’aria da tutto il pomeriggio. Questa mattina il tentativo di conciliazione che si è svolto in Prefettura per scongiurare l’astensione non ha avuto buon esito e nonostante i tentativi di mediazione del prefetto Fiamma Spena le parti sono rimaste distanti.

“Noi abbiamo chiesto un’apertura da parte dell’amministrazione – spiega il segretario Claudio Musicò – ma l’amministrazione ha ritenuto che non ci fossero le motivazioni per accogliere le nostre richieste”.

A questo punto visto che sabato 22 dicembre sarà una giornata densa, con la partita Genoa-Atalanta, il Confeugo con corteo annesso e un presidio annunciato davanti all’Arcivescovado, non ha potuto fare altro che differirlo.

Tra le richieste della polizia locale quella di aumentare l’indennità di strada che in questi anni è scesa da 5 euro e mezzo a 4 euro al giorno, un braccio di ferro che va avanti da parecchio: “Non si tratta di soldi in più – chiarisce Musicò – ma solo di una loro distribuzione mensile che ci aiuta nel quotidiano e consente anche di aumentare la liquidazione”. Altra richiesta che mai l’amministrazione ha voluto ascoltare è l’equiparazione nella fornitura dei buoni pasto dei vigili agli altri dipendenti comunali: gli altri dopo 6 ore ne hanno diritto, a noi ne servono 8 e mezzo” spiega il sindacalista.

In questo una piccola battaglia vinta: “Avevamo chiesto di aumentare la percentuale di quota delle sanzioni destinata all’assistenza e alla previdenza dei lavoratori della polizia locale: l’amministrazione voleva collegarla al numero di sanzioni ma noi noi siamo opposti, quindi abbiamo chiesto e ottenuto che ci sia un minimo garantito”.

Sullo sciopero differito “a data da destinarsi”, il sindacato Diccap ricorda come l’articolo 8 della legge 146 del 1990 preveda come il prefetto possa farlo “in caso di pericolo” ma debba comunicarlo al presidente del consiglio dei ministri che a sua volta deve comunicarlo alle Camere. Come dire, il prefetto non aveva altra via di uscita, ma nel contempo l’auspicio è che le parti riescano a far ripartire un dialogo.