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Ponte Morandi, si aprono 10 giorni di fuoco tra progetti di ricostruzione, inchiesta e indennizzi agli sfollati

A circa quattro mesi dal crollo si iniziano a tirare le fila su alcune partite decisive: entro la settimana il nome (o i nomi) di chi realizzerà il nuovo viadotto

Genova. Si aprono 10 giorni di fuoco per la vicenda di ponte Morandi: tra inchiesta, progetti di ricostruzione e partita degli indennizzi – senza contare la riorganizzazione perpetua della viabilità – la tabella di marcia sarà più che mai fitta, soprattutto se si vorrà arrivare a vere e proprie svolte entro i giorni di Natale.

Lunedì 10 dicembre. Archiviata, più o meno, la questione demolizione, oggi entra nel vivo la contrattazione per capire chi si occuperà della ricostruzione di ponte Morandi. Non è escluso, lo ha lasciato intendere il sindaco-commissario Marco Bucci venerdì scorso, che si possa attuare la strategia del cherry picking, ossia della cernita di competenze da più aziende o più cordate, e che quindi alla fine possa crearsi un’unica ati che coinvolga – anche per la realizzazione del nuovo ponte – sia Salini Impregilo con Fincantieri, sia Cimolai, e magari altre aziende importanti tra quelle rimaste in pista come Pizzarotti e Rizzani De Eccher con i cinesi di CCCC. Soluzione, quella dell’inclusione di più aziende, meno semplice – nel caso della ricostruzione – perché alla fine il disegno del ponte dovrà essere uno e uno solo. Ma anche su questo aspetto si potrebbe trovare un compromesso. Senza contare che con Rina Consulting già nominato alla direzione dei lavori il lavoro di coordinamento delle varie società potrebbe avere già una regia. Oggi, sul fronte dell’inchiesta, ripartono gli interrogatori: sarà sentito come persona informata sui fattiVittorio Armani, amministratore delegato di Anas tra il 2015 e il 2018, prima di rassegnare le sue dimissioni.

Martedì 11 dicembre. Entro domani potrebbero arrivare i risultati sui reperti del viadotto fatti analizzare dai periti dello studio di Zurigo, in Svizzera. In teoria potrebbero dare risposte importanti sullo stato di corrosione degli stralli e delle antenne. La perizia complessiva sulle condizioni del Morandi dovrebbe essere completata a cavallo tra il 2018 e il 2019, più probabilmente dopo il 6 gennaio.

Venerdì 14 dicembre. A quattro mesi esatti dal crollo Marco Bucci vuole arrivare con il nome (o più nomi) sul contratto. Entro questa giornata vuole sottoscrivere il contratto di affidamento dei lavori di ricostruzione. Fino ad adesso è riuscito a centrare tutti gli obbiettivi.

Sabato 15 dicembre. “Demolizione al via”, ha promesso Bucci ormai settimane fa. E se non si tratterà proprio di demolizione, si potrebbero però davvero aprire i cantieri, magari posizionando i primi macchinari già a disposizione sul territorio o iniziando alcune opere propedeutiche per le quali non è necessario il dissequestro che, invece, dovrà essere fornito dalla procura.

Lunedì 17 dicembre. Udienza dell’incidente probatorio. Nonostante lo sciopero degli avvocati, trattandosi di procedura d’urgenza. In questa sede il progetto di demolizione di ponte Morandi dovrebbe essere discusso per ottenere il via libera ma può accadere che i periti della procura non abbiano ancora ultimato, per quella data, l’analisi. Legato al progetto di demolizione c’è anche il dissequestro di via Perlasca, dove – come ha spiegato il sindaco Bucci – resta “solo” da realizzare alcuni muri di sostegno e asfaltare.

Mercoledì 19 e venerdì 21 dicembre. Graziano Delrio e Antonio Di Pietro saranno ascoltati da pm della procura di Genova in qualità di ex ministri dei Trasporti. Il magistrato di Mani pulite è stato ministro tra il 2006 e il 2008, quando fu siglata la convenzione con Autostrade per l’Italia, mentre l’esponente PD sarà interrogato in merito alla sua attività durante i governi Renzi e Gentiloni. Dei 21 indagati per disastro, omicidio colposo e attentato alla sicurezza dei trasporti, solo in tre hanno deciso di rispondere direttamente alle domande degli inquirenti, mentre l’amministratore delegato di Autostrade per l’Italia Castellucci ha consegnato una memoria difensiva e gli altri indagati si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.

Martedì 20 dicembre. Entro questa data la struttura commissariale per la ricostruzione dovrà aver chiuso la pratica delle cessioni degli appartamenti degli sfollati per poter dare seguito a quella degli indennizzi. I tempi, strettissimi, sono imposti dalla legge di conversione del decreto Genova ma ci sono diverse problematiche da risolvere: dai calcoli delle superfici, alla definizione di cantine e posti auto, allo scontro tra inquilini e proprietari per chi abbia diritto ad accedere ai 45 mila euro previsti dal Pris. Se non si arriva a un accordo, scatta l’esproprio e con esso una decurtazione dei rimborsi fino al 10%.