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Morte sul lavoro al cantiere del terzo valico, i sindacati: “Sicurezza non è mai abbastanza, Cociv si impegni di più”

Stamani presidio e incontro con il prefetto

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Genova. “Vogliamo dare un segnale forte e chiaro per il rispetto sulle norme di sicurezza perché è inaccettabile che nel 2018 si continui a morire di lavoro e si continui a morire sul lavoro”. Fabio Marante, segretario Fillea Cgil di Genova, spiega così le motivazioni dello sciopero dei lavoratori del terzo valico, proclamato da Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil dopo l’incidente mortale sul lavoro avvenuto venerdì in un cantiere in provincia di Alessandria, a Voltaggio, dove ha perso la vita l’operaio Egidio Martino.

“A perdere la vita è stato un lavoratore di una ditta in subappalto – ricorda Andrea Tafaria, segretario di Filca Cisl – che è volato in un pozzo dall’altezza di 6 metri. Attendiamo, però, i risultati delle indagini da parte della magistratura per capire se stava lavorando in sicurezza o no”.

Oltre al presidio anche un incontro con il prefetto, per chiedere un maggiore impegno per la sicurezza dei lavoratori. In pratica i sindacati chiedono un maggiore coinvolgimento dei responsabili per la sicurezza e del personale di vigilanza, perché ci siano effettivi controlli. “Questo è un cantiere dove il livello di sicurezza è alto – spiega Mirko Trapasso, segretario di Feneal Uil – ma questo non è sufficiente è quindi chiediamo un maggiore impegno da parte del general contractor per dotarsi di strumenti sempre più efficaci”.

Un problema che non riguarda solo il cantiere del terzo valico ma tutto il comparto dell’edilizia che, quest’anno, ha visto oltre mille morti sul lavoro. “Il paradosso – conclude Marante – è che un aumento delle lavorazioni possa portare a deroghe delle norme sul lavoro per accelerare i cantieri. E questo determina un rischio sempre maggiore di potenziali infortuni”.