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De gustibus...

“Ma non doveva essere il più bello del mondo?”. Genova si spacca sull’estetica del ponte che verrà

La campagna mediatica "sul bello" rischia di diventare boomerang per Bucci

Ponte Genova Salini Fincantieri Foto ufficiali

Genova. De gustibus non disputandum est, dicevano i romani, ma per i liguri, che alla “normalizzazione” latina resistettero tenacemente per più di due secoli, il poter discutere su tutto è quasi un dovere. E quindi, anche l’outfit del ponte-che-verrà deve passare nel tritacarne del dibattito pubblico. E non è solo mugugno.

Sì, perché la scelta del progetto ispirato al disegno di Renzo Piano sta dividendo l’opinione pubblica genovese, mai così attenta al lato estetico. Non senza una ragione: fin dalle prime ore post crollo, infatti, la “campagna mediatica” delle istituzioni locali ha fatto leva sul “bello”: risuonano ancora nelle orecchie di molti gli annunci, ripetuti e ripetuti ancora, del sindaco, oggi anche commissario, su un ponte “meraviglioso”: “”Noi vogliamo che il ponte venga ricostruito di qualità e nel minor tempo: abbiamo i fondi e facciamo il ponte più bello del mondo – diceva Bucci il 21 agosto – Mi piacerebbe potesse essere il nuovo simbolo di Genova assieme alla Lanterna”.

E poi Toti, dal palco di piazza De Ferrari durante la commemorazione del 14 settembre: “Io ve lo giuro, e voi lo giurate con me, che questa città riavrà il suo ponte, ricostruiremo un ponte bellissimo e ci passeremo sopra insieme”. Dichiarazioni che hanno riempito per giorni le conferenze stampa e le uscite pubbliche, stampandosi nella memoria collettiva, e arrivando a generare una sorta di “effetto boomerang”.

Per molti, quindi, il progetto vincitore non è all’altezza delle declamate aspettative estetiche: il dibattito infiamma la rete, come ad esempio sul gruppo social “Genova, contro il degrado”, luogo virtuale sempre attento alle tematiche di decoro, ma anche estetiche, della città, e che nel frattempo ha raggiunto un considerevole numero di follower.

I due schieramenti si dividono su una scelta che per molti ha tagliato fuori a cuor leggero (o in virtù di altre logiche) uno dei disegni dell’altro archistar in ballo, Calatrava, quasi attribuendo all’esclusione una sfumatura politica quantomeno creativa. “Un ponte deve fare il ponte” rispondono alcuni, asserendo che quello scelto è “sobrio e funzionale”, per poi chiosare con “l’importante che lo facciano in fretta”.

Ma a molti la scelta proprio non va giù: “Occasione persa” dicono, “progetto banale”, aggiungono altri, “disegno riciclato”, suggerisce un utente, sottolineando la particolare somiglianza con il viadotto della città giapponese Ushibuka, di recente costruzione, e progettato proprio dallo studio Renzo Piano Buoilding Workshop.

Insomma, ce n’è per tutti i gusti e tutte le sfumature, e non se ne uscirà mai, già lo sappiamo. Certo è che se la retorica degli annunci fosse stata meno gridata e meno “sognante”, forse il nocciolo della questione oggi sarebbe altro. Ma si sa, quando si parla di consenso politico e di sensazionalismo, da spendersi poi su Facebook e sui giornali, beh, in quel caso la “sobrietà e la funzionalità” non sono categorie che van per la maggiore.

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