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Lo Schiaccianoci al Teatro Carlo Felice, tre motivi per andarlo a vedere e un punto debole fotogallery

Uno Schiaccianoci delizioso quello proposto dal Teatro Astana Opera al Teatro Carlo Felice

Genova. Uno Schiaccianoci delizioso quello proposto dal Teatro Astana Opera al Teatro Carlo Felice (per vederlo c’è ancora tempo sino al 23 dicembre oggi alle 20, domani alle 15.30 e alle 20, domenica alle 15.30). La scelta, ci è parsa di capire sia dall’allestimento (con alcuni elementi come la scala rovesciata sul soffitto nel primo atto) sia da alcune scelte stilistiche (i topi con il mantello rosa, per esempio), sembra privilegiare più l’aspetto onirico che psicologico del racconto. Una storia di crescita personale attraverso la sconfitta di quello che fa paura, con il supporto di un eroe immaginario, scaturito dalla fantasia di una bambina pronta a diventare donna (per approfondire la trama vi rimandiamo al nostro precedente articolo). Il balletto è una crescita anche dal punto di vista della coreografia, con il meglio conservato nel secondo atto.

L’allestimento, che sorprende soprattutto all’inizio del secondo atto (non facciamo spoiler), è una ripresa di quanto già portato in scena dal Bolshoi, di cui Yuri Grigorovich, che firma le coreografie, è stato direttore per 30 anni. Una bella occasione rivederlo a Genova.

Ecco i tre principali motivi per andarlo a vedere:

Primo motivo – la leggiadria del corpo di ballo. Non siamo dei tecnici del balletto, ma sappiamo capire quando un corpo è in grado di sfidare la forza di gravità, compiendo passi e balzi atterrando senza fare alcun rumore. Questa abilità si nota soprattutto nei primi ballerini, invece, nel balletto del Teatro Astana Opera, è una caratteristica comune a tutto il corpo di ballo, che in questo Schiaccianoci, ha coinvolto anche molti giovanissimi. Nel primo atto, per esempio, il giocattolo-schiaccianoci è interpretato da un giovane danzatore in carne e ossa, in altri allestimenti e soluzioni coreografiche spesso viene usato un pupazzo. Diventa così ancora più “magica” la trasformazione da giocattolo a principe, resa molto bene sulla scena. L’apoteosi di questa leggiadria si ha proprio in uno dei momenti più attesi tra le parti d’insieme: il valzer dei fiori, eseguito molto bene.

Secondo motivo – La direzione e la musica in generale. Ogni parte musicale di questo balletto senza tempo, è un brano notissimo che anche chi non ha mai visto quest’opera, ha sicuramente ascoltato nella sua vita. La direzione di Arman Urasgaliyev ci è sembrata molto sicura e si è fatta apprezzare in ogni momento, restando funzionale alle coreografie e alle abilità dei danzatori in scena. Non ci ha deluso anche nel divertissement della danza russa, che spesso viene eseguito un po’ troppo rallentato per i gusti di chi scrive.

Terzo motivo – La scoperta di interpreti meno “mainstream”. La collaborazione instaurata dal Teatro Carlo Felice con il balletto di Astana, è l’occasione per ampliare gli orizzonti e scoprire che esistono interpreti preparati anche al di fuori del circuito per così dire tradizionale. Il Teatro Astana Opera è stato fondato nel 2013, una storia breve per ora, ma degna di attenzione. Madina Basbaeva e Bakhtiyar Adamzhan, i due protagonisti, non hanno deluso. Menzione speciale per i due interpreti della danza araba, che, nella coreografia di Grigorovich hanno movenze “da bambole”, perfetti nelle difficili evoluzioni equilibristiche.

Il punto debole. Tralasciando qualche imperfezione che anche dei profani come noi hanno notato, per noi c’è un solo no: l’utilizzo di un cagnolino-giocattolo con le ruote trainato da nastri, come terzo elemento per il pas de trois – pastorale nel secondo atto, è un po’ forzato. La leggerezza dei passi dei due danzatori stonava con il rumore dello scorrimento del giocattolo. I ballerini, inoltre, non sembravano perfettamente a loro agio in questo frangente.