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Genoa-Entella, ovvero la detonazione perfetta di una “bomba” costruita in due mesi

Oggi paga Juric, ma ora non ci sono più scuse per i giocatori

Genova. Spesso è il destino a spingere sull’acceleratore, forzando ciò che doveva succedere già un paio di settimane fa e che invece la Società aveva preferito rimandare. Perché neanche lo sceneggiatore più crudele avrebbe potuto immaginare un epilogo così drammatico e risolutivo nella storia travagliata di questo “Juric Ter” al Genoa, nato sotto i più cattivi auspici e terminato nel modo più triste e doloroso. Sotto 1-2 con un recupero in extremis a tre minuti dalla fine del tempo regolamentare, poi il vantaggio nei supplementari e la beffa del pareggio dell’Entella al 122′, con l’ulteriore stillicidio dei calci di rigore, che sembravano non finire mai. A far detonare una bomba costruita nel corso di queste settimane, un giocatore – non ce ne voglia – tra i meno amati in questo momento dalla Gradinata, Lapadula (riscattato a caro prezzo e con l’ingaggio più caro, simbolo, suo malgrado, di una gestione societaria mal digerita dai tifosi e autore di un’esultanza con le mani alle orecchie nel terzo gol del Genoa non apprezzata dai 2.500 genoani allo stadio), che va sul dischetto quasi sotto i fischi dei tifosi della squadra in cui milita (Piatek allarga le braccia verso il pubblico, rendendosi conto in che clima andrà a battere il rigore decisivo) e sbaglia.

Lo abbiamo osservato Juric in quei 120 minuti e abbiamo notato una persona emotivamente troppo coinvolta, che al 3-3 dell’Entella si volta verso la panchina a occhi bassi e sorride amaramente, già consapevole che stavolta è tutto finito. Paga lui la scelta inspiegabile di sostituire Ballardini (era il 9 ottobre, praticamente due mesi fa) in un momento in cui, tra Gradinata e Società, si era silenziosamente creata una sorta di “non belligeranza”. Il suo arrivo è stato malvisto sin dall’inizio e i fischi del Ferraris quando lo speaker pronuncia il suo nome alla sua prima partita in casa, probabilmente sono la prima crepa che mina la sua sicurezza. Una sicurezza che diventa sempre più fragile un po’ per le occasioni mancate e i gol subiti nei minuti di recupero, ma anche per le scelte fatte durante le partite.

Marco Giampaolo – perdonateci il paragone con l’altra sponda – nell’ultima partita vinta contro il Bologna, ha detto una frase fondamentale: “Se sei aggrappato a un canovaccio, se lavori su certe cose da due anni e mezzo a questa parte, quello dovrebbe salvarti”. Il Genoa e Juric non si sono aggrappati a nulla, come giudicare altrimenti la scelta di inserire durante la partita Veloso esterno anziché un Lazovic in discreta forma? Di far entrare Sandro invece che un Kouamé che avrebbe scardinato in poco tempo la stanca difesa dell’Entella con la sua velocità? Di partire con una squadra con solo tre titolari, quando ti stai giocando la panchina e hai bisogno come il pane di una vittoria sonante contro un avversario che schiera le riserve?

Non sappiamo tutti i retroscena, ma in modo un po’ impietoso oggi il profilo ufficiale del Genoa su Facebook posta le foto di Cesare Prandelli in arrivo al Signorini, prima ancora che venga pubblicato il comunicato ufficiale del sollevamento dall’incarico del mister croato. Forse è la prima volta che una squadra cambia allenatore al venerdì.

Oggi paga Juric, ma ora non ci sono più scuse per i giocatori, a meno che la rosa, tanto elogiata dal presidente Preziosi, non sia effettivamente molto meno valida di quello che aveva voluto far credere quando aveva esonerato Ballardini.

Quello che è certo è che il Genoa avrà bisogno di tutto l’appoggio dei suoi tifosi a partire dalla prossima partita, decisiva, con la Spal.