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Gas e acqua, lunedì sciopero e presidio davanti a Iren

L’entrata in vigore del nuovo codice degli appalti mette a rischi le aziende di appalto

Genova.  Presidio dei lavoratori del settore elettrico, gas e acqua, davanti alla sede di Iren, in via S.Giacomo e Filippo a Genova, lunedi mattina, in concomitanza con lo sciopero nazionale proclamato da Filctem Cgil Femca Cisl Flaei Cisl Uiltec Uil. Dal 1 aprile 2019, infatti, entrerà in vigore il cosiddetto codice degli appalti che trova nell’articolo 177 l’obbligo per le aziende dei settori elettrico e gas di cedere l’80 per cento delle proprie attività a ditte d’appalto. Nella città metropolitana di Genova sono diverse le aziende coinvolte tra cui le maggiori come Italgas e Ireti del gruppo Iren che comprende gas e acqua.

“Sulla parte che riguarda esclusivamente il settore acqua – spiegano i sindacati in un comunicato – è in via di discussione in Parlamento, con procedura d’urgenza, un disegno di legge presentato dal Movimento 5 Stelle avente per oggetto l’acqua pubblica. In questo caso il testo prevede che l’acqua debba essere gestita in via esclusiva da aziende pubbliche e che l’ambito di intervento non può superare la provincia. Questo significherebbe che grandi gruppi come Iren, dove la maggioranza della proprietà è dei comuni, verrebbero estromessi dalla gestione – e per questa estromissione rimborsati dalla fiscalità generale – per far tornare la gestione dell’acqua sempre agli stessi comuni.

“Il controllo pubblico dell’acqua non è in discussione – spiegano i sindacati nella nota – ma è pericoloso perseguire questa strada che da un lato ridimensiona le grandi aziende e dall’altro mette a rischio gli investimenti che proprio le loro grandi dimensioni sono in grado di garantire e che è attualmente impensabile chiedere alle amministrazioni comunali”.

“Si tratta quindi di questioni delicate che andrebbero gestite in modo serio ed omogeneo perché il rischio è che, come già succede ad Imperia ai dipendenti dell’azienda pubblica Rivieracqua ai quali vengono pagati solo acconti – concludono – a fare le spese di tutto questo pasticcio siano appunto i lavoratori per la parte di applicazione dei contratti e i cittadini per la parte che riguarda il servizio e le utenze”.