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Crollo ponte Morandi, secondo un professore universitario la colpa non fu degli stralli e Autostrade fa girare il suo video

Così secondo Gianmichele Calvi che ha realizzato una simulazione video. Ma anche il consulente del concessionario, Giuseppe Mancini, scagiona i tiranti

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Genova. Oggi Autostrade per l’Italia è stata impegnata nella diffusione di alcuni pareri di esperti che in parte scagionano le condizioni del ponte Morandi prima del crollo. Aspi ha inviato un comunicato per “girare” ai media che non se ne fossero accorti la relazione di Giamichele Calvi, ordinario di Tecnica delle costruzioni presso l’Università di Pavia ed esperto internazionale di tecniche della costruzione e di ingegneria sismica.

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“Per arrivare a far collassare uno strallo come questo – ha detto nel corso di una conferenza tenuta presso l’ateneo pavese e visibile nel video che vi mostriamo – è necessario ridurre del 70% tutti i cavi  che stanno al suo interno. E’ un numero così alto che è difficile pensare che possa essere stato questo ciò che è avvenuto sul Ponte Morandi perché fino a quel punto si hanno grandi spostamenti, ma l’impalcato sta in piedi”, afferma il docente.

Calvi ha provato a simulare le cause del crollo del viadotto con un software di  analisi strutturale chiamato Extreme Loading for Structures.

Nello stesso giorno anche il parere di Giuseppe Mancini, consulente tecnico di Autostrade per l’Italia, che invece si concentra sui reperti inviati dalla procura di Genova allo studio di analisi di Zurigo. “I reperti di ponte Morandi inviati dai periti del gip di Genova a Zurigo sono solo quelli che presentavano alcuni segni di ossidazione e ammaloramento, a fronte di uno stato complessivo del ponte ben differente”, ha detto il professor Giuseppe Mancini. Secondo Mancini “dei quattro attacchi degli stralli all’antenna, ad esempio, tre erano in condizioni molto buone” e solo uno (il reperto 132 inviato a Zurigo) presentava segni di ossidazione non visibili dall’esterno.

“Le prove effettuate a Zurigo e le classificazioni sommarie, non ancora terminate e effettuate solo visivamente – scrive Mancini – lasciano però dedurre che, anche tenendo conto dell’ossidazione evidenziata dopo il crollo, la capacità portante fosse comunque garantita”. Anche secondo lui la causa del crollo non è il cedimento dello strallo corrispondente al reperto 132.