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Convegno sul decreto sicurezza, scritte e volantini contro le “false coscienze” della sinistra

In un lungo documento attaccato sui muri e pubblicato su round robin dura critica al convegno organizzato ieri da magistrati, giornalisti e avvocati su decreto sicurezza

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Genova. Alcune scritte sono comparse ieri davanti al Teatro della Tosse che nel tardo pomeriggio ha ospitato un affollato convegno per analizzare in senso critico il decreto sicurezza del ministro dell’Interno Matteo Salvini e a cui hanno partecipato avvocati, giornalisti e magistrati.

“1998-2018: vent’anni di lager” si legge su un muro con riferimento alla nascita dei Cie, centri di identificazione ed espulsione. E ancora “sinistra complice” è la scritta comparsa poco lontano. Oltre alle scritte sono stati attaccati volantini con un lungo testo che spiega le ragioni della contestazione. Lo stesso testo è stato anche pubblicato sul sito di area anarchica Round Robin.

“Le responsabilità di questo governo, Salvini in primis, sono evidenti – si legge fra l’altro nel lungo documento – ma un altro effetto, tragico, che il fascioleghismo sta producendo, è quello di far riagglutinare un pericolosissimo antirazzismo di Stato, fornendo nuova linfa alla sinistra liberale”.

L’attacco è alla “sinistra multiforme e variegata, che va dal PD a LEU, dal mondo cattolico a magistratura democratica, passando per la galassia delle cooperative”. “Quella sinistra che protesta contro il Decreto Salvini – si legge ancora – ma ha ratificato il Decreto Minniti o che, nel migliore dei casi, non ha mosso un dito contro di esso. Una sinistra che denuncia e dibatte sul fascismo della Lega, ma che è figlia naturale di chi ha istituito, ormai 20 anni fa, i Lager per stranieri senza documenti”.

Per i contestatori del convegno, che si firmano semplicemente ‘antirazziste/i’ oggi quella sinistra “si mobilita perché il decreto sicurezza attacca il sistema Sprar, per lei fonte di guadagni, oltre che bacino d’utenza politico-culturale”. 

Nel documento si parla di un “ipocrita spettacolo” che nasconde invece la volontà di “difendere la loro posizione di potere: quella di organizzatori del controllo e del disciplinamento; mentre tenteranno di mantenere in vita un’opzione politica che li conservi al loro posto, magari usando anche parte di coloro che negli ultimi anni si sono mobilitati nelle piazze e alle frontiere per porre un ostacolo alla disumanità montante e alle inaccettabili condizioni di vita a cui migliaia di immigrati sono sottoposti”