Genova24 - Genova: notizie in tempo reale. Cronaca, Sampdoria, Genoa, Politica, Economia, Sport ...

Busalla, un inedito Sandro Campanelli ci racconta alcuni tratti della sua vita

Dall'amore per la musica, vissuta da protagonista, al suo amato Genoa, fino al ricordo del padre partigiano... il mister dei portieri del Busalla ci svela, a cuore aperto, un po' della sua vita

Genova. “Insegnando si impara ad allenare ed a vivere…”.

Sandro Campanelli, preparatore dei portieri del Busalla, si presenta così, nell’intervista , inedita ed esclusiva, ai lettori di Ge24.

“I ragazzi che alleno, piccoli o grandi che siano, mi arricchiscono di valori, mentre, da parte mia, cerco di trasmettere loro la passione per quello che stanno facendo, il rispetto dell’avversario, il saper vincere, ma anche perdere.  Li ascolto, mi confronto con loro, e per me sono linfa di vita… un atleta lo puoi curare e crescere fisicamente oltre i vent’anni, ma a livello di mentalità si impara finchè si vive…”.

Non tutti sanno che Sandrone Camapanelli, istrionico personaggio del mondo calcistico  dei dilettanti, prova un amore smisurato per la musica...

“E non potrebbe essere diversamente – sorride “Campa” – visto che vengo da una famiglia di musicisti, mio nonno era un eccellente violinista, al pari di  suo fratello (ndr, chitarrista), da loro ho imparato ad amare la musica, le noti musicali mi hanno fatto capire che la vita, in ogni suo istante è bella, e va vissuta fino in fondo... Ho fatto parte, come tastierista del complesso musicale dei “Computers”, facendo la versione italiana (Ragazzo solo, ragazza sola, testo di Mogol) di “Space Oddity”, il brano musicale scritto da David Bowie e pubblicato, come 45 giri, nel luglio del 1969… erano i tempi in cui andavano forte la Premiata Forneria Marconi, i “Ribelli” di Demetrio Stratos. Dopo i “Computers” sono passato insieme a Armando Caorsi, Ettore Vigo e il povero Mimmo De Martino nei nuovi “Delirium”, gruppo di cui aveva fatto parte un certo Ivano Fossati“.

Quindi hai conosciuto il grande cantautore genovese?

“Si, una persona, caratterialmente un pò chiusa, ma a livello artistico un “grande”.

Campanelli ed il “Vecchio Balordo”, ossia il Genoa…

“Il Grifone è la mia vita da tifoso e pensare che mio padre era sampdoriano – sorride il mister – mio zio Livio mi ha portato allo stadio, ma, parafrasando Totò… genoani si nasce e io lo nacqui… Ai tempi del Coordinamento dei Clubs rossoblu ero in sintonia con Paolo Kessisoglu, con il quale ho visto tante partite insieme in gradinata Nord”.

Non sarai, per caso, uno di quelli che dice che il vero derby di Genova è quello con il Boca Juniors di Buenos Aires?

“No, la stracittadina per eccellenza è quella con la Sampdoria, anche se le origini sono di Sampierdarena…”.

Sei stato amico di un personaggio molto noto in Val Polcevera, “Ninni”Paolini...

Mario Paolini era molto conosciuto, maestro di Karatè, ex arbitro di calcio, grande podista, bagnino estivo ad Arenzano, simpatico, istrionico, genoanissimo, unico nel suo genere, manca a tutti noi…”.

Quale è stata la figura più importante della tua vita?

“Senza ombra di dubbio mio padre, un partigiano, sampdoriano… ha lottato sui monti per la libertà, mi ha insegnato i veri valori della vita, il rispetto verso tutti, mi diceva sempre di non guardarmi indietro ma di pensare al mio tempo, inteso come presente, sono orgoglioso di averlo assistito sino al suo ultimo istante di vita”.

Ritornando a parlare di calcio, raccontaci le prodezze balistiche di Marco Compagnone, tecnicamente, a detta di tanti addetti ai lavori, considerato come il più forte giocatore dell’Eccellenza ligure…

“Il ‘Professore’ è un autentico specialista delle punizioni, dote innata, che cura con meticolosità in ogni allenamento, facendoci fare le ore piccole… – scherza Campanellise lui, prima di calciare, divarica le gambe, state certi che la palla finisce alle spalle del portiere... Compagnone, il mister del Busalla, Gianfranco Cannistrà e Roberto Balboni, tecnico della Genova Calcio, sono i più forti tiratori che abbia mai visto…”.

In carriera hai allenato, a parte i portieri del Busalla, numeri uno di assoluto valore…

“Beh… ne ho preparato tanti… ricordo con piacere, senza fare torto a nessuno, Garzero, Renon, Riolfi, Boschi, Pinazzi, tutti autentici fenomeni del ruolo e che mi hanno regalato tante soddisfazioni”.

Sentendo parlare Sandro Campanelli, mentre appunto i suoi pensieri, mi viene naturale l’abbinamento dei suoi racconti, ai tanti narrati dall’argentino Osvaldo Soriano, romanziere tra i più acclamati e amati dell’America Latina, maestro nel declamare storie di calcio e memoria… la sua penna lo avrebbe fatto diventare indimenticabile…