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Aida al Carlo Felice: tre motivi per andare a vederla (e un punto debole)

Siamo andati a vedere la recita di martedì 4 dicembre

Genova. Avevamo introdotto l’opera qui. Ora che siamo andati a vederla possiamo dirvi qualcosa di più, partendo proprio dai motivi per andare a teatro (c’è tempo sino al 16 dicembre).

Primo motivo: l’allestimento
L’annunciata scenografia innovativa fatta di videoproiezioni di Monica Manganelli è stata effettivamente protagonista dell’opera. Non ci aspettavamo di non trovare, per tutta la durata della rappresentazione, neanche un oggetto scenografico fisso. Il palco vuoto però è stato riempito da videoproiezioni molto scenografiche e colorate (prevalgono, alternativamente il rosso e il blu), con effetti che davano anche la sensazione di movimento. Un appunto: forse per imitare la grandiosità delle scenografie degli allestimenti passati, l’effetto è forse troppo “esagerato”, un po’ troppo futuristico, alla Stargate per chi ha visto il film.
Interessante l’utilizzo di pedane che si alzano e si abbassano per l’ingresso e l’uscita dei sacerdoti per esempio, molto spettacolare. Particolarmente riuscita la scena finale della tomba, non vi sveliamo il trucco scenico finale, molto semplice, che rende perfettamente l’idea della fine dei due e del tormento di Amneris, pentita di aver provocato la condanna dell’amato a causa della sua gelosia. Molto belli i costumi: se per i due amanti il colore degli abiti è rosso/arancione, per gli egizi Anna Biagiotti ha scelto tonalità fredde come il blu o il verde, mentre bianco abbagliante è l’abito dei sacerdoti.

Secondo motivo: il secondo atto
Sicuramente la parte più attesa, con le scene corali, la marcia trionfale e il ballabile. Tutto ben riuscito, con la trovata di far suonare la marcia sulle balconate vicino al palco. La frase “Oggi noi siam percossi dal fato, Doman voi potria il fato colpir“, pronunciata da Amonasro, re d’Etiopia (ottima prova di Angelo Veccia), prigioniero sotto mentite spoglie, risuona dannatamente attuale, soprattutto vedendo in scena il gruppo di richiedenti asilo nei panni dei vinti etiopi. Particolarmente “plastico” e semplice il ballabile, con in scena solo danzatori uomini.

Terzo motivo: il duetto Radamès-Amneris
Siamo all’inizio del quarto atto, la figlia del Faraone sa che Radamès sarà giudicato traditore dai sacerdoti, avendo rivelato ad Aida il segreto della sua patria: la via dell’attacco all’Etiopia. Decide così di tentare l’ultima carta, convincere Radamès a rinunciare ad Aida per essere salvato, sarà tutto inutile. La tensione tra i due è ben espressa dai cantanti, Marco Berti e Judit Kutasi, che trascinano il pubblico nel dramma di lei che vorrebbe salvarlo, ma non va fino in fondo, mentre lui preferisce morire pur di non tradire l’amore per Aida.

Il punto debole

Non convince appieno la prova dei due protagonisti, soprattutto di Svetla Vassileva, nei panni di Aida (alla prima esperienza nel ruolo). Nelle note più basse la voce non riusciva a essere pienamente convincente, su quelle più alte qualche difficoltà anche nello scandire le parole. Marco Berti, dopo un inizio complicato con l’aria “Celeste Aida” al pronti via, migliora più scalda la voce. La scenografia solo virtuale inoltre, li ha limitati parecchio nella recitazione.