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Retrospettiva

2018, l’anno in cui tutto è cambiato: 12 mesi di cronaca prima e dopo il crollo del ponte Morandi

Dagli stravolgimenti politici ai disastri naturali, passando per le vite salvate, le polemiche tra neofascismo e antifascismo, gli scivoli dei record, Euroflora, Carige, le crisi: è successo di tutto.

Genova. Il 14 agosto è lo spartiacque di tutto. Non solo di questo incredibile 2018. Di tutto. Ci sono state elezioni, polemiche, crisi industriali ed economiche, ci sono stati grandi eventi scintillanti, cambi di guardia e fatti di cronaca in grado di far emozionare, arrabbiare, pensare. Ma, il ponte. E’ come l’avanti cristo e il dopo cristo. E’ come un buco nero che attira tutti i nostri pensieri e che ha impostato le nostre esistenze, il nostro lavoro, le nostre aspettative, le nostre paure e speranze. E però c’è stato, appunto, anche altro in questo 2018. Bene ricordarselo perché nel 2019, non vogliamo e possiamo, parlare solo di “ponte”.

Gennaio. L’anno si apre nel segno della fragilità. Una frana staccata da un terreno privato cade tra Lavagna e Sestri Levante e interrompe di fatto il passaggio tra il levante e Genova. Lavori di messa in sicurezza a tempo di record ma è già evidente che non sarà il primo nell’ultimo episodio del genere. L’altro tema del mese è stata l’emergenza nei pronto soccorso cittadini. Giorni di caos per i troppi accessi e la Regione costretta a correre i ripari con un piano organizzativo e la creazione di sinergie con i medici di famiglia che è stata poi replicata in altre occasioni straordinarie.

Febbraio. Un mese interlocutorio. Anche la Liguria e Genova vivono in funzione di una campagna elettorale permanente in vista delle elezioni politiche. Ma a noi piace ricordare la storia di un neonato salvato dalla caparbietà e dall’attenzione di alcuni volontari di una pubblica assistenza. Era successo alla Fiumara in un pomeriggio qualunque. Una vicenda che ci aveva scaldato il cuore in vista dell’imminente allerta meteo neve. E dell’ghiaccio di inizio marzo.

gelicidio e maltempo 2 marzo 2018

Marzo. Il mese che dovrebbe portare alla primavera in realtà si apre con un’ondata di gelo inverosimile. Il gelicidio provoca danni nei parchi, ma soprattutto manda in tilt il sistema dei trasporti ferroviari. Genova si trova isolata – via ferro – per i pendolari andare al lavoro o tornare a casa diventa un’odissea. Si scatenano polemiche ad altissima temperatura tra Trenitalia, Rfi, Regione e Comune. Negli stessi giorni l’Italia va al voto: il governo del cambiamento “spacca” anche nel capoluogo ligure. Exploit della Lega che sfora il 20%, il Pd che tracolla e il M5S che a Genova si conferma primo partito. E poi c’è la vicenda del processo per l’alluvione 2011. L’ex sindaco Marta Vincenzi viene condannata, in appello, a 5 anni. “Non so se mi riprenderò”, dice.

Aprile. Il mese del giorno della liberazione – nella città di Genova Medaglia d’Oro per la Resistenza – si snoda attraverso una serie di bufere politiche, ideologiche ma più generalmente “culturali” che riportano proprio agli anni Quaranta. Il consigliere delegato Sergio Gambino partecipa a una commemorazione del caduti di Salò con alcuni esponenti del movimento di estrema destra Lealtà Azione, la cosa fa scatenare la sinistra genovese, e l’Anpi, con discussioni che terminano – in consiglio comunale – con un nulla di fatto. Neppure il tempo di cambiare argomento che scoppia un’altra polemica: quella sulla concessione di una sala pubblica al Ramo d’Oro, altra organizzazione legata a doppia corda all’ultradestra. Il risultato sarà un regolamento comunale che vieterà la concessione di spazi a soggetti che si richiamino al fascismo, o al nazismo, ma anche ad altre forme definite “antidemocratiche”. La Genova antifascista però – un paio di mesi dopo – scenderà in piazza.

Maggio. Il tema del rispetto dei diritti sale alla ribalta con la questione del controverso manifesto del movimento ProVita: ricordate il feto parlante? A Genova prenderà forma un duro fronte di protesta. Nelle stesse settimane, il Comune e il sindaco Bucci mettono a segno un colpo da 90: Euroflora, ai parchi di Nervi, è andata in scena. Ed è andata benissimo.

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Giugno. Inizia l’estate che non scorderemo mai. Ma i temi in ballo, pur in una città che sta vivendo una crisi economica innegabile, soprattutto sul fronte di piccole aziende e commercio, non fanno molto rumore. Una delle notizie più seguite del mese è la discussa delibera “etnica” elaborata da Comune e Regione, ovvero il regolamento che impedisce l’apertura di un certo tipo di negozi (minimarket, kebab, compraoro, money transfer) nel centro storico. Si scoprirà, poi, che si era trattato di tanto rumore per nulla. Pochi i dinieghi fatti scattare.

Luglio. Esplode il caso Qui Group. L’azienda finisce al centro di un’inchiesta. I dipendenti hanno la conferma definitiva di essere nei guai. A Genova si perdono decine di posti di lavoro. Nel frattempo il sindaco Marco Bucci lancia la pazza idea di chiedere alla regina di Inghilterra gli arretrati per l’utilizzo della “nostra” bandiera, la croce di San Giorgio (e pare che il discorso non sia affatto chiuso). Sempre a luglio in via XX Settembre, per la festa di Costa Crociere, arriva lo scivolo dei record. Bucci e Toti che tentano di utilizzarlo: resterà per sempre uno dei servizi più spassosi (e cliccati). E in quella che sembra una stagione gloriosa per il turismo in città, a sorpresa (ma neppure troppo), l’assessore comunale al Turismo e marketing territoriale Elisa Serafini si dimette.

Agosto. Il mese (e il giorno) che non dimenticheremo mai. Quello di cui parleremo per anni dicendo: “E tu dov’eri? Cosa stavi facendo il 14 agosto alle 11e36?”. Lo shock, le accuse, le lacrime per le vittime, le ipotesi e i complotti, la speranza per i sopravvissuti, la politica romana contro quella locale, le gaffe dei ministri, il traffico impazzito, la difficoltà, le troppe cose da raccontare (ma ce l’abbiamo messa tutta) giorno dopo giorno. #pontemorandi è un caso internazionale.

[tag name=”crollo ponte morandi”]

Settembre. Nel clima difficile del dopo-crollo del Morandi, Genova dà una dimostrazione di resilienza pazzesca, almeno sul fronte dell’immagine. Il Salone Nautico chiude con una crescita a due cifre. Arriva il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. La città si immagina di potercela fare. Nello stesso mese, intanto, si pongono le basi per quello che sarà un filone da seguire anche nel 2019: Carige cambia management. Sembra una rinascita. Il clima è positivo. Ma a fine anno tornano le nubi, con lo sgambetto di Malacalza al piano di rafforzamento e all’ipotesi di aumento di capitale. Una partita ancora aperta.

Ottobre. Dopo il crollo di ponte Morandi pensavamo di avere già subito abbastanza. Ma sul finire di ottobre, un ottobre caldissimo – un’estate infinita – la natura ci ricorda che comanda lei. Una tempesta e una mareggiata centennale si abbattono sulla Liguria. Dal Tigullio al ponente la conta dei danni è spaventosa. La distruzione riguarda tesori del territorio come i parchi, Boccadasse, Portofino.

Novembre. All’inizio del mese, cronaca di una morte annunciata, Rinascente chiude i battenti. E’ il simbolo di quello che non va. E un monito per tutti. Negli stessi giorni Ilva passa di mano al gruppo Arcelor Mittal. Il tribunale di Genova, intanto, dice sì all’iscrizione nel registro dell’anagrafe di due donne come madri, entrambe, di una bambina. Sarà la prima di una serie di sentenze contro le quali palazzo Tursi porterà avanti ricorsi. Le famiglie Arcobaleno gridano vittoria.

Generica

Dicembre. Siamo alla fine. L’anno si chiude con l’inizio, simbolico o no forse poco importa, dei lavori di demolizione di ponte Morandi. Quelli di ricostruzione vengono assegnati alla cordata “di stato” Salini Impregilo con Fincantieri e Italferr, con l’idea di viadotto di Renzo Piano (per la delusione di chi tifava per i progetti di Calatrava e Cimolai). Genova inizia a ritrovare una normalità logistica, specialmente dopo l’apertura di parte del lotto 10 e la creazione di un passaggio rapido tra il casello di Genova Aeroporto e la #grondamare verso il centro.