Genova24 - Genova: notizie in tempo reale. Cronaca, Sampdoria, Genoa, Politica, Economia, Sport ...

Zona arancione, 422 milioni di danni stimati alle imprese ma la Camera di Commercio avverte: “Solo il 30% delle aziende ha presentato denuncia”

L'area colpita è più estesa rispetto a quella idealmente perimetrata tra corso Perrone, Certosa e via Fillak: si parla di quasi 8000 attività coinvolte

Genova. La percentuale delle aziende interessate dal crollo di ponte Morandi, nella vasta area individuata dalla Camera di Commercio di Genova e che si estende dalla Valpolcevera fino ai confini del territorio regionale, che hanno presentato il modello Ae per la segnalazione dei danni alle attività economica si aggira attorno al 30% del totale.

“Pensavamo sarebbe stato maggiore”, ha affermato il segretario generale della Camera di Commercio Maurizio Caviglia, intervenuto durante una commissione consiliare in Comune sulla situazione delle imprese del territorio dopo il disastro del 14 agosto. Caviglia ha spiegato che la “zona arancione” intesa dalla Camera di Commercio, ma anche da tutte le altre istituzioni economiche (dalle associazioni di categoria ai sindacati) e molto più ampia rispetto al perimetro dei quartieri interferiti dal collasso.

“Parliamo di 7982 imprese – ha spiegato il segretario dell’ente camerale – di cui gran parte commerciali e del settore costruzioni, mentre i moduli AE consegnati sono stati 2058”. Il computo di 422 milioni di danni registrato dalla Camera di Commercio è quindi una stima al ribasso “limitata solo a chi ha potuto presentare la denuncia”, sottolinea Caviglia. Anche per Ilaria Mussini, della consulta Civ di Ascom, è importante che la struttura commissariale e il Comune tengano conto di un’area più estesa possibile nella perimetrazione della zona arancione: “Abbiamo casi di imprese con sede ai limiti della zona rossa e in alta Valpolcevera e hanno perso un fatturato maggiore quanto più sono distanti dal ponte”.

Secondo la Camera di Commercio, invece, le imprese della zona rossa, quella che coincide con l’impronta del ponte Morandi, sono non più di 45. “Ma con alta densità occupazionale – conclude Maurizio Caviglia – motivo per cui bisognerà spingere affinché sia attivata al più presto la cassa integrazione”.