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Violenza contro le Donne, quando il teatro è esperienza di Libertà

Dopo la "Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne" cosa resta?

Genova. La Giornata mondiale contro la violenza sulle donne ha assunto molti significati: informazione, testimonianza, accrescimento di consapevolezza e monito. Ma per le donne che la violenza l’hanno subita è una giornata che può rappresentare la fine o l’inizio di un percorso, o un passaggio. Di libertà.

“La violenza può essere fisica, psicologica ed economica – spiega Anna Solaro, educatrice e attrice del Teatro dell’Ortica, che da anni conduce laboratori teatrali dedicati alle donne vittime – forme di violenza che spesso arrivano tutte insieme, che si insinuano nel quotidiano in maniera molto sottile portando ad una dipendenza spesso sia fisica sia psicologica”. Una dipendenza che spesso intrappola le donne “che rimangono ibernate nella loro condizione di vittime” senza poter cercare la via di uscita.

Ed è in questo meccanismo che prova a inserirsi il teatro, grazie a percorsi che rimettono al centro la propria autonomia, declinata in tante sfumature: “La cura è non solo la denuncia, ma anche il percorso successivo. – sottolinea Solaro – Il lavoro che si porta avanti in teatro è un’esperienza di accoglienza verso se stesse, che rafforza, una sorta di palestra di allenamento per quello che devono affrontare”.

Il laboratorio dedicato alle vittime della violenza maschile è un lavoro che viene portato avanti in sinergia con il Centro Per Non Subire Violenza – da UDI con il finanziamento del Fondo Sociale Europeo stanziato da Regione Liguria, ed è parte del percorso di riconquista della propria vita e della propria percezione: “Uno dei momenti più difficili è quello di rottura dello stigma sociale del ‘te lo sei cercata’ – continua – ma il repertorio di frasi e pregiudizi è molto vasto. Per questo motivo il teatro, con la sua forza e la sua capacità di rappresentazione e comunicazione, è rivolto anche a chi non è vittima, allo spettatore, nel tentativo di creare una cultura sociale solidale”. Un modo, quindi, di lavorare anche sulla società, partendo dalla testimonianza.

Testimonianza che è stata portata in questi giorni durante l’inaugurazione delle panchine rosse, quando le donne seguite in laboratorio da Anna Solaro sono andate in scena “nelle strade della città”, per portare il messaggio del percorso verso l’autonomia, dopo l’inferno della violenza.

“Il risultato di un percorso delicato – spiega Anna – e che coinvolge la costruzione della solidarietà femminile, per giungere a togliersi il giudizio che le vittime si sentono cucite addosso. Un modo per liberarsi dalle camicie di forza che la violenza, la dipendenza e la paura hanno cucito addosso a queste donne”.

Il laboratorio del Teatro dell’Ortica, condotto da Anna Solaro insieme a Romina Soldati e Ilaria Piaggesi, è stato immortalato nel suo percorso dalle delicate foto di Perla Franca Lombardi e del suo team di fotografi, scatti che sono diventati il materiale di una mostra fotografica, “Il Rumore del silenzio”, che è stata inaugurata sabato 24 novembre negli spazi di Palazzo della Meridiana, e che dal 27 novembre al 10 dicembre sarà visitabile presso la Biblioteca Berio