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San Benigno, l’affare Esselunga potrebbe costare al Comune 750 mila euro. M5s: “Tessuto commerciale a rischio”

La pratica potrebbe bypassare il Consiglio comunale, evitando imbarazzi ai consiglieri della maggioranza

Genova. Passaggio non ancora formalizzato, ma i primi incontri informali con la civica amministrazione ci sono già stati: a San Benigno sorgerà un punto vendita di Esselunga, dopo che il gruppo ha acquisito l’area dal gruppo Biasotti nel 2017.

Ma il “fascicolo” potrebbe avere un carico politico decisamente più pesante: per il cambio di destinazione uso dell’area, che inizialmente avrebbe dovuto ospitare un punto vendita della catena sportiva Decathlon, sarebbe necessario un passaggio in Consiglio comunale, con relativa votazione. Un “metterci la faccia” per una decisione che “porrà a rischio il tessuto commerciale di Sampierdarena”, come ha ricordato il M5s con Luca Pirondini, durante il queston time in Sala Rossa, che potrebbe risultare scomodo per molti consiglieri della maggioranza con le “radici nel quartiere” della Lanterna.

Ma il passaggio in assemblea potrebbe non essere certo: come ha riferito l’assessore Cenci, ad oggi non è arrivata negli uffici nessuna richiesta formale, e solo quando arriverà, in base a come e cosa arriverà, si capirà quale potrebbe essere il percorso della pratica. Che potrebbe trovare un passaggio meno “sotto i riflettori”.

Inoltre, stando a quanto ha riportato in aula il consigliere pentastellato citando alcuni articoli di un quotidiano cittadino, nel contratto di vendita dell’area sarebbe presente una clausola che vincolerebbe l’acquirente a versare al venditore, il gruppo Biasotti, un ulteriore milione e mezzo di euro in caso di approvazione della modifica del piano urbanistico.

Una modifica, quindi, che potrebbe essere oggetto di voto dell’assemblea civica: “Un conflitto di interessi per i consiglieri della maggioranza”. Ma non solo: secondo l’ex vice sindaco Stefano Bernini, se si trovasse un modo di non portare in aula la questione, l’amministrazione comunale potrebbe anche non incassare i circa 750 mila euro dovuti dall’aumentato valore di cambio di destinazione dell’area, come previsto dalla normativa. Insomma, un affare, ma non per tutti.