Non tutto il mare viene per nuocere

Ricostruzione post mareggiata, “occasione per ripensare le nostre coste”. La proposta green per evitare gli “orrori” del passato

La speranza è che nasca una stagione che sappia dire basta al cemento e alle "brutture" dei tempi che furono

Corso Italia dopo l'allerta

Genova. Ore tristi per Genova, ancora una volta china a contare macerie e danni. Ma da questo sfacelo potrebbe nascere una nuova opportunità per cambiare, una volta tanto, il nostro rapporto con le coste e, quindi, il nostro mare.

A lanciare la riflessione Mattia Congia, giovane architetto e militante ambientalista, da anni attivo in numerose campagne “verdi”: “Il momento della ricostruzione sarà molto importante – sottolinea – perché potremmo cambiare le nostre coste, evitando e riparando agli orrori del passato”.

Ma quali sono gli orrori di cui stiamo parlando? “Il cemento sulla spiaggia e sugli scogli, cosa che oggi è impensabile – sottolinea – ma non solo: stabilimenti balneari costruiti con criteri di 50 anni fa, precari e spesso ancora con tetti in eternit”.

Sì perché la furia del mare ha preso a spallate tutte le infrastrutture stratificatesi negli anni che occupano le nostre spiagge, spesso con buona pace del senso estetico e del rispetto ambientale “Ma questa potrebbe essere un’ottima opportunità – continua Congia – le nostre coste sono state brutalmente cementificate, ma da domani possiamo progettare un modo nuovo di vivere la costa, una via diversa di turismo e business che possa conciliare il tutto con
un panorama più naturale”.

E quali potrebbero essere le idee alternative? “Beh per esempio pensare a strutture mobili, smontabili, come si usa in buon parte del mondo che dopo la stagione vengono rimosse, o ridotte, restituendo un paesaggio marino di qualità e usufruibile da tutti”.

Per fare questo, però, ci vuole denaro e una regia politica che sappia gestire eventuali ritrosie di chi dal “vecchio” traeva sostentamento, superando logiche lobbistiche: “I finanziamenti di cui oggi si parla potrebbero essere finalizzati a progetti di qualità e sostenibilità e non di sola ricostruzione ex ante – conclude Mattia – si potrebbe avere una legge Regionale sul tipo del bonus in edilizia magari pensando a un arco temporale di 20 anni per i rimborsi. Insomma, spingere i finanziamenti (cioè i fondi per le emergenze) su temi legati all’innovazione e al riutilizzo premiando progetti virtuosi”. Un bel sogno, da tuffarcisi dentro.

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