Battaglia

Nome e cognome obbligatorio sui biglietti dei concerti, la battaglia contro l’emendamento M5S parte da Genova

A portarla avanti l'organizzatore di eventi Vincenzo Spera, presidente di Assomusica: "Questa norma penalizza la musica e gli appassionati, non sconfigge il secondary ticketing"

Genova. Parte dal genovese Vincenzo Spera la battaglia all’emendamento (a firma del parlamentare savonese M5S Sergio Battelli – sui biglietti con nomi e cognomi obbligatori per concerti e molti spettacoli dal vivo.

L’emendamento, oltre alla nominalità, imporrebbe agli organizzatori di attuare i necessari controlli per verificare che il nome riportato sul biglietto corrisponda al proprietario dello stesso. La norma esenta da tale prescrizione gli eventi sportivi, lirici, balletti, musica sinfonica, cameristica, jazz, prosa, danza e circo. Ma non i concerti pop, rock, e così via. Perché, in effetti?

“Una discriminazione inaccettabile che penalizza solo la musica, si penalizzano i giovani e il grande pubblico che vive i concerti di musica popolare come grande momento di socializzazione ed aggregazione” scrive Spera.

Assomusica fa appello agli artisti, agli utenti e a tutti gli amanti della MUSICA per opporsi a tale emendamento. “Assomusica è per la libertà, contro ogni tipo di restrizione della libertà personale e non schederà mai i milioni di fans che ogni anno popolano i concerti nel nostro Paese, e non effettuerà nessun controllo documenti all’ingresso dei concerti, né imporrà la compilazione di questionari con i dati personali e privati dei propri clienti. Gli associati Assomusica non negheranno a nessuno la possibilità di regalare un biglietto ad un amico, ad un figlio, a una moglie o un marito”.

L’emendamento dovrebbe essere contro il “secondary ticketing”, da molti considerato una sorta di bagarinaggio digitale legalizzato. “Abbiamo proposto alla maggioranza la via maestra per contrastare questa pratica illegale che è quella di utilizzare i nuovi strumenti previsti dalla Direttiva Europea 2455/2017 sulle vendite a distanza, con cui si consente di aggredire gli intermediari del web che sono i veri responsabili del bagarinaggio online, senza danneggiare chi produce cultura, emozioni e ricchezza per i territori”. 

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