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Marco Paganuzzi, il saluto dello Sporting Club Quinto: “Una persona leale, non lo dimenticheremo”

Il presidente Giorgio Giorgi ricorda l'allenatore all'indomani della sua scomparsa

Genova. C’è stato un tempo in cui il Quinto era Marco Paganuzzi e Marco, con Fabrizio e qualche altro amico, era il Quinto.

Il Quinto è stato per Marco, dopo la sua bella famiglia, la passione della vita. Ma mai è stato – come a volte succede nello sport dilettantistico – il suo giocattolo personale: avvertiva l’essere lui “il Quinto” come un limite ed è stato sempre inclusivo. E se oggi siamo quelli che siamo anche a livello societario certo Marco è stato, anche lì, un protagonista dell’inclusione.

Marco è stato per me una persona con la quale mi sono aperto subito, con grande fiducia. Lo sentii subito come una persona leale e non mi sono sbagliato.

Non ho i ricordi che molti di noi hanno: non ho giocato con lui, non né sono stato allenato, né l’ho allenato, non abbiamo fatto vacanze assieme e sono troppo distanti d’età i nostri figli per aver condiviso le stesse apprensioni.

Negli anni in cui ancora stava bene mangiavamo assieme quasi tutti i lunedì a pranzo e tante volte in questi anni abbiamo incrociato gli sguardi e sapevamo esattamente cosa stavamo ambedue sentendo e pensando. Anche in questi anni di malattia aspettavo, ed è sempre arrivato, il suo messaggio.

Marco c’era.

Due refrain che gli avevo affibbiato erano che lui era “il nostro Alex Ferguson”, nel senso che era davvero l’unico ad avere la visione della società a 360 gradi, e che “noi siamo tutti umili collaboratori di Marco Paganuzzi”. So che gli faceva piacere quando dicevo che “solo il Quinto ha in panchina un ingegnere”: perché Marco era davvero sempre ingegnere. Un uomo di un’intelligenza speciale che aveva rinunciato a fare carriera per seguire la sua passione che non era genericamente la pallanuoto, ma la pallanuoto del Quinto.

Avremo modo di commemorarlo ancora, ora sappiamo che ci manca già e che non lo dimenticheremo.

“Muor giovane chi è caro agli dei”, secondo il poeta Menandro e sarà bello pensare che Marco da lassù, con la calottina guidi i suoi due figlioli e la sua famiglia ed ogni tanto, pensando al Quinto, “si prenda” l’altrui centroboa.

Tutta la nostra comunità si stringe con l’affetto infinito di sempre a Valentina, ed agli amatissimi Carlotta e Leonardo, al fratello Stefano ed alla famiglia tutta. Che la terra ti sia lieve Marco.

Giorgio Giorgi
Presidente Sporting Club Quinto 1921