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Ilva, Calenda: “Accordo che avevamo proposto era migliore di quello votato dai sindacati ma ora si faccia presto”

Su Piaggio Aero: "Governo non faccia passi indietro", mentre sulle grandi opere è certo: "I ministri M5S inventeranno qualche carta, qualche clausola, e alla fine le faranno".

Genova. “Penso che l’accordo sindacale che è stato firmato dai sindacati sia alla fine più fragile di quello che avevamo proposto noi, perché ci sono 800 occupati in meno e soprattutto non esiste la garanzia di un’agenzia statale che avrebbe dovuto spendere il miliardo di Riva e fare anche attività di servizio per Ilva”. Carlo Calenda, Pd, a Genova per la presentazione del suo libro “Orizzonti selvaggi”, fa il punto sul dossier Ilva, che seguì da ministro allo Sviluppo economico dei governi Renzi e Gentiloni. Pienone di pubblico, tra cui non solo facce di iscritti al Pd, alla Feltrinelli nel pomeriggio di oggi.

“Così è stato scelto dai sindacati, legittimamente, adesso l’importante è che si parta il più rapidamente possibile soprattutto con gli investimenti per l’ambiente e con quelli industriali, visto che abbiamo un grande investitore e per farlo arrivare abbiamo lavorato 2 anni e mezzo”.

Calenda parla anche di Piaggio Aero, che ha due sedi a Genova e Villanova D’Albenga, e il cui futuro è legato alle decisioni che il governo prenderà in merito alle commesse per i droni. “Abbiamo un’eccellenza tecnologica che va supportata, c’è un percorso definito e Roberta Pinotti aveva fatto un grande lavoro su questo anche con una serie di commesse, ora è importante che il governo dia attuazione a questo percorso, rapidamente, e soprattutto che non faccia passi indietro”.

torrente sturla vegetazione e vipera

Su Pinotti, peraltro, un vero e proprio endorsement. “Servirebbe un maggiore spazio per le donne, anche nel nostro partito, l’ho ripetuto tante volte, avrei voluto una donna come segretario del Pd, ad esempio Roberta Pinotti”, ha detto Calenda nei confronti della genovese ex ministro della Difesa, a pochi metri di distanza. Il Pd andrà a congresso nei prossimi mesi, dopo le dimissioni di Maurizio Martina ma secondo Calenda “dovrà esserci una discussione sulle idee, non solo sui nomi, serve una piattaforma allargata al mondo progressista, liberal democratico, social democratico, che alle prossime elezioni faccia fronte comune contro il sovranismo, altrimenti si configura un rischio Venezuela o un rischio Argentina”. Su quale sia oggi il suo ruolo all’interno del Pd, Calenda risponde: “Cercare di dargli una svegliata”.

Infine sulle grandi opere e sulla direzione presa dalla componente pentastellata del governo, l’ex ministro Calenda, lancia una suggestione. “Un ministro di un governo sorpreso a mentire come ha fatto Di Maio con la vicenda della Tap, in un qualunque Paese del mondo, avrebbe dovuto dimettersi”, così Carlo Calenda, esponente Pd ed ministro allo Sviluppo economico, a Genova per presentare il suo ultimo libro alla Feltrinelli, fa un riferimento alle critiche riversate sul M5S per il dietrofront sul progetto del gasdotto in Salento, rispondendo ai giornalisti che gli hanno chiesto quale sia, a suo parere la debolezza di Di Maio. “Non approfondisce i dossier – continua Calenda – prima di dire cosa vuoi fare con la Tap in campagna elettorale, devi capire che cosa stai promettendo, non affermare poi che ci sono delle carte e delle penali che non esistono”.

Così come per la Tap, secondo l’ex ministro gli esponenti M5S al governo “cederanno” anche su altre grandi opere, come gronda di Genova e terzo valico. “Perderanno tempo prezioso nell’analisi costi benefici e poi tireranno fuori fantomatiche carte, obblighi, di mia nonna e mia zia, e faranno retromarcia su tutto”. Non solo, Calenda cita anche il decreto Genova. “In Italia siamo abituati a qualunque cosa, un ministro dice ‘non farò mai condoni’ e invece poi fa un’operazione allucinante con la parte del decreto Genova che riguarda le costruzioni abusive a Ischia, stiamo parlando di continue bugie, oltre al fatto di aver portato l’Italia a un rischio finanziario enorme per fare quanto? un ridicolo 2,4% di deficit?“.