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Decreto Genova, il governo va sotto in commissione, ecco le possibili ripercussioni sui tempi

Il testo deve essere approvato identico a quello della Camera, altrimenti occorreranno altri passaggi in aula

Genova. L’emendamento inserito nel decreto Emergenze, che riguarda il condono degli abusi edilizi a Ischia, si è trasformato in un momentaneo autogol per il governo, che ieri sera è andato “sotto” (cioè in minoranza) in commissione Ambiente e lavori pubblici perché due esponenti del Movimento 5 Stelle non hanno seguito la linea del governo: Gregorio De Falco (quello del “salga a bordo cazzo” rivolto al comandante Schettino durante il naufragio della Costa Concordia) ha votato a favore della modifica proposta da Urania Papatheu di Forza Italia, mentre Paola Nugnes si è astenuta. Tutto ciò è bastato per far passare la proposta di Forza Italia.

L’emendamento chiede di sopprimere la parte per cui alle istanze di condono si applichino le norme della legge 28 febbraio 1985 n.47 (governo Craxi-Nicolazzi), che ha ammesso al condono edilizio tutti gli abusi realizzati fino al 1/10/1983.

La conversione in legge del decreto Emergenze scade il 28 novembre. Al Senato gli emendamenti approvati in commissione vengono rivotati in aula. Nel caso la modifica dovesse passare anche lì, il testo, dovrebbe essere rivotato anche alla Camera per il meccanismo di bicameralismo perfetto che caratterizza il potere legislativo in Italia. In questo caso il problema sarebbe riuscire ad approvarlo in tempo. Proprio per questo motivo il governo potrebbe porre la “questione di fiducia”, ossia qualificare l’atto come fondamentale della propria azione politica e far dipendere dalla sua approvazione la propria permanenza in carica. “In aula correggeremo questa spiacevole stortura”, ha annunciato il capogruppo del Movimento 5 Stelle al Senato, Stefano Patuanelli, che è anche relatore del decreto. La votazione è in programma oggi: apertura dei lavori alle 10.30.

Patuanelli ha aggiunto: “È accaduto un fatto molto grave. I genovesi non possono aspettare gli importanti interventi che stiamo mettendo in campo e rimandare il dl alla Camera può significare la sua decadenza per questione di tempi di approvazione”.

Intanto oggi sono passati esattamente tre mesi da quel tragico 14 agosto e non c’è ancora nessuna certezza.